<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342</id><updated>2011-11-28T00:46:31.048+01:00</updated><category term='Sopra la tavola'/><category term='Editoriali'/><category term='oltre la tavola'/><category term='Prima della tavola'/><category term='Dopo la tavola'/><title type='text'>YogurtZine</title><subtitle type='html'>magazine di cibo, ambiente e territorio</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Yogurtzine</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16967335818074536765</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>40</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-6002558904173319578</id><published>2008-05-16T12:33:00.001+02:00</published><updated>2008-05-16T12:36:01.383+02:00</updated><title type='text'>"QUALICIBI": cibi di ieri e di domani</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Dal 28 al 30 maggio 2008 presso Le Agavi Hotel a Positano si terrà il Convegno QUALICIBI “Cibi di ieri e di domani: qualità e sicurezza tra tradizione e innovazione”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il convegno costituisce l’occasione per la presentazione dei risultati delle attività di ricerca condotte nell’ambito dei seguenti progetti:&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Innovazione tecnologica della filiera bufalina, finanziato dal MIUR responsabile scientifico Prof. Luigi Grazia Università di Bologna;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Approcci biotecnologici per la valorizzazione di carni bufaline finanziato dal MIUR responsabile scientifico Prof. Raffaele Coppola;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText"&gt;Colture microbiche e strategie finalizzate a garantire sicurezza d’uso e proprietà salutistiche di prodotti lattiero caseari finanziato dal MIUR responsabile scientifico Prof.ssa Francesca Clemente Università Politecnica di Ancona;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;NOCHEMFOOD (Novel Vegetal-based Extracts Additives for Chemical-Free Food) finanziato dall’UE nell’ambito del Sesto Programma Quadro, responsabile scientifico Dott. Alfonso Sada ISA-CNR ;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText"&gt;Valorizzazione di prodotti da acquacoltura in Campania&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;finanziato dalla Regione Campania responsabile scientifico Prof.ssa Elena Sorrentino Università del Molise; &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;MIGECORT (Migliorare la gestione ed il consumo degli ortaggi di IV gamma) finanziato dal MIPAF, coordinatore del progetto Dott. Vittorio Caponigro.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Al convegno, che affronterà i temi della qualità e della sicurezza degli alimenti,.parteciperanno anche altri studiosi e gruppi di ricerca, estranei ai menzionati progetti di ricerca, con la presentazione di relazioni o poster nella consapevolezza che ciò potrà apportare arricchimenti nelle conoscenze e proficuo confronto. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style=""&gt;Il Convegno si inserisce in un dibattito di grande attualità soprattutto in questo momento in Italia, infatti, nell'ambito del convegno è prevista una tavola rotonda, il 30 Maggio alle 15,00, dal titolo "Qualità ambientale e sicurezza alimentare" a cui parteciperanno i rappresentanti del mondo politico, accademico e produttivo, delle amministrazioni locali e dell'informazione.La tavola rotonda sarà introdotta da una relazione del prof. Malorni, direttore dell' ISA-CNR di Avellino, dal titolo "Le diossine nella catena alimentare: tra rischi reali e allarmismi ingiustificati".&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoBodyText" style=""&gt;Inoltre sempre nell'ambito del convegno sarà presentata la Formica Onlus (Formazione e Ricerca per il Miglioramento e l' Innovazione in Campo Alimentare), un'associazione senza scopo di lucro, che intende rivolgere la propria attività istituzionale alla tutela ed alla valorizzazione dell'ambiente e della natura, con particolare riferimento ad attività di promozione e sviluppo della formazione scientifica finalizzata alla diffusione delle conoscenze relative alla qualità degli alimenti ed alle caratteristiche degli stessi in relazione all'aspetto salutistico per l'uomo e gli animali.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il programma è scaricabile dal sito della Formica Onlus (www.formicaonlus.org).&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-6002558904173319578?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/6002558904173319578/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=6002558904173319578' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/6002558904173319578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/6002558904173319578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2008/05/qualicibi-cibi-di-ieri-e-di-domani.html' title='&quot;QUALICIBI&quot;: cibi di ieri e di domani'/><author><name>Camilla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10276130903387512630</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-5185602909236985439</id><published>2008-05-11T08:50:00.004+02:00</published><updated>2008-05-11T09:01:46.101+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='oltre la tavola'/><title type='text'>Internet inquinerà presto più del traffico aereo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una notizia, riportata oggi da &lt;a href="http://news.wintricks.it/web/dal-web/25391/internet-inquina-piu-degli-aerei/"&gt;Wintricks&lt;/a&gt;, ci toglie anche l'ultimo sfizio che credevamo innocente: navigare in internet ci rende infatti compartecipi di un inquinamento pari a 160 milioni di tonnellate di Co2 all'anno (pari allo 0,3 % del totale) che vengono rilasciate nella nostra atmosfera da decine di milioni di macchine e dai relativi impianti di raffreddamento. Secondo le stime, nel 2020 i server di tutto il mondo inquineranno più del traffico aereo.&lt;br /&gt;Sarebbe il caso che in tutto il mondo -o almeno nel gruppo dei Paesi più attenti all'ambiente- venisse stabilita una data entro la quale far migrare tutti gli impianti server all'energia solare -o almeno quelli sui cui edifici si possono installare dei pannelli. Mi domando però di quanta energia avrebbero bisogno, considerando anche che ci sarà sicuramente una notevole variabilità nel quantitativo di corrente assorbita, e quindi temo che sarebbe davvero molto difficile riuscire a rendere internet -l'immateriale per eccellenza- meno inquinante.&lt;br /&gt;Se pensiamo che il 60 % del traffico email è costituito da spam e il maggior business mondiale sulla Rete è appannaggio dei siti porno, non abbiamo neanche la scusa di poter dire: beh, ma almeno serve!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-5185602909236985439?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/5185602909236985439/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=5185602909236985439' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/5185602909236985439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/5185602909236985439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2008/05/internet-inquiner-presto-pi-del.html' title='Internet inquinerà presto più del traffico aereo'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-6567452949494899864</id><published>2007-12-03T11:00:00.000+01:00</published><updated>2007-12-03T11:02:06.563+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>Brevi - 1'900 km per arrivare sulle nostre tavole. Non sarà un po' troppo?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Riporto una parte di un &lt;a href="http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=534"&gt;articolo&lt;/a&gt; di TigullioVino:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al Gore nel suo libro “Una scomoda verità” ha inserito l’acquisto di cibi locali offerti direttamente dagli agricoltori nell’elenco delle cose da&lt;br /&gt;fare per dare una mano a salvare la terra dal surriscaldamento globale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“È stato stimato che un pasto medio percorre più di 1.900 km per camion, nave, e/o aereo, prima di arrivare sulla nostra tavola, quindi è molto più ragionevole comprare alimenti che non devono fare tutta quella strada perché spesso ci vogliono più calori di energia per portare il pasto al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un invito, questo del premio Nobel Al Gore, a impegnarsi per mangiare alimenti a “km zero”, prodotti cioè vicino casa, che Coldiretti vuole raccogliere con forza a difesa del prodotto locale, per la tutela dell’ambiente, ma anche in virtù della nuova sensibilità etica che il cittadinoconsumatore sempre più manifesta quando acquista i prodotti alimentari.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-6567452949494899864?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/6567452949494899864/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=6567452949494899864' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/6567452949494899864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/6567452949494899864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/12/brevi-1900-km-per-arrivare-sulle-nostre.html' title='Brevi - 1&apos;900 km per arrivare sulle nostre tavole. Non sarà un po&apos; troppo?'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-5780176334397947867</id><published>2007-12-02T21:03:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T21:11:16.447+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='oltre la tavola'/><title type='text'>Il combustibile delle termiti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-style: italic;"&gt;Com'è noto, i biocombustibili sembrano una soluzione immediata e praticabile al problema energetico su scala planetaria (soprattutto per sostituire i carburanti esistenti), ma ne creerebbero subito un altro: per essere prodotti in quantità sufficienti, si dovrebbe coltivare un'estensione talmente ampia di terreno da mettere in seria crisi l'approvvigionamento alimentare mondiale. Inoltre, tali coltivazioni sarebbero impiantate principalmente nelle aree povere del pianeta, quelle dove lo sfruttamento intensivo dell'agricoltura non ha ancora saturato il territorio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-style: italic;"&gt;Per questo urge trovare altre soluzioni eticamente corrette nei confronti di chi non ha un adeguato sostentamento nutrizionale. Una possibile soluzione viene da uno studio che prende ad esempio il sistema adottato dalle termiti per produrre l'energia necessaria a sopravvivere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-style: italic;"&gt;Riportiamo qui la notizia data dal sito Le Scienze.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema più grave posto dallo sviluppo dell'attuale generazione di biocombustibili è che per ottenere una buona conversione enzimatica in etanolo della materia prima, bisogna ricorrere a risorse agricole che hanno anche una destinazione alimentare. Per ovviare a questo inconveniente, che ha già suscitato aspre polemiche, si stanno studiando processi alternativi che consentano lo sfruttamento diretto della cellulosa, ossia di una materia priva di interesse alimentare. Finora tuttavia i processi di questo tipo individuati sono alquanto complessi e difficili da trasportare su una scala industriale. &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Un passo in avanti su questa strada potrebbe però venire dalle termiti. L'intestino di questi insetti - che in molte regioni del globo provocano ogni anno danni per miliardi di euro - è suddiviso in diversi compartimenti, nei quali sono ospitate specifiche comunità di microbi. Ognuna di queste colonie ha il compito di convertire i polimeri del legno, in zuccheri, che possono poi essere fermentati in combustibile. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ora - come è riportato in un articolo pubblicato su "Nature" - un gruppo internazionale di biologi è riuscito a sequenziare e analizzare il codice genetico di questi microbi, compiendo un passo chiave verso la possibilità di riprodurre su scala industriale quanto avviene, con grande efficienza, nel microscopico bioreattore che è l'intestino della termite. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;I ricercatori, in particolare, hanno analizzato circa 71 milioni di "lettere" del codice genetico dei fibrobatteri (che degradano la cellulosa) e dei treponemi (che, attraverso la fermentazione la convertono in zuccheri) estratti dall'intestino di una colonia di termiti del Costa Rica. &lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;"In teoria - osserva Andreas Brune del &lt;a href="http://www.mpi-marburg.mpg.de/"&gt;Max-Planck-Institut per la microbiologia terrestre&lt;/a&gt; - grazie a questi batteri le termiti potrebbero convertire un foglio di carta A4 in due litri di idrogeno."&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Per portare a scala industriale questo processo, ha aggiunto Eddy Rubin, direttore de &lt;a href="http://www.jgi.doe.gov/"&gt;Joint Genome Institute&lt;/a&gt; (JGI) del Dipartimento per l'energia degli Stati Uniti, "bisogna individuare il gruppo di geni che ha gli attributi funzionali chiave nella demolizione della cellulosa, e questo studio ha fatto un passo in avanti essenziale in questo cammino." (&lt;em&gt;gg&lt;/em&gt;)&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-5780176334397947867?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/5780176334397947867/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=5780176334397947867' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/5780176334397947867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/5780176334397947867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/12/il-combustibile-delle-termiti.html' title='Il combustibile delle termiti'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-5150166194715913417</id><published>2007-11-19T11:01:00.000+01:00</published><updated>2007-11-20T11:35:26.536+01:00</updated><title type='text'>A proposito del latte d'asina</title><content type='html'>&lt;p style="color: rgb(255, 255, 255);" class="MsoNormal"&gt;Il latte di asina è un prodotto antico, che l’uomo ha utilizzato da sempre. Non ci sono documenti che indicano il momento in cui l’uomo ha iniziato a mungere le asine, ma si presume che questa attività abbia avuto origine con la nascita dell’ allevamento di asini. Le più antiche testimonianze storiche atte a documentare la presenza di allevamenti asinini sono delle raffigurazioni su bassorilievi, risalenti al &lt;st1:metricconverter productid="2500 a" st="on"&gt;2500 a&lt;/st1:metricconverter&gt;.C, ritrovate in Egitto. Nello stesso territorio Come non ricordare le ambizioni di bellezza di Cleopatra e, a Roma, quelle di Poppea che, con le loro abitudini ampiamente documentate dagli storici del tempo, mettono in risalto le proprietà del latte di asina.&lt;br /&gt;Plinio tra Roma e Atene diffuse ricette per preparare pozioni e unguenti a base di cipolla, piante palustri e latte di asina, considerandolo un liquido particolarmente curativ.&lt;br /&gt;Bisognerà comunque attendere il Rinascimento, per una prima vera considerazione scientifica del latte di asina da parte dei saggi del tempo, quando Francesco І, in Francia, su consiglio dei suoi medici utilizzò il latte di asina per guarire da una lunga malatti a. Nel XIX° secolo, sempre in Francia, ad opera del dottor Parrot dell’ “Hôpital des Enfants Assistes” si diffuse la pratica di avvicinare i neonati direttamente al capezzolo dell’asina per essere allattati.&lt;br /&gt;Attualmente si osserva in Italia un interesse per il latte di specie diverse da quelle generalmente considerate lattifere (bovina, ovicaprina). Questo è dovuto sia ad un desiderio di tutelare le biodiversità, sia ad esigenze terapeutiche.&lt;br /&gt;Si verificano sempre più frequentemente, infatti, allergie o intolleranze alle componenti del latte vaccino, che richiedono l'utilizzo di latte alternativo.&lt;br /&gt;Il latte di asina si presenta come un ottimo &lt;u&gt;alimento funzionle,&lt;/u&gt; il cui interesse si amplia in numerosi settori fino anche a quello zootecnico.I suoi maggiori campi di impiego sono quello &lt;i&gt;medico&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;alimentare&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;cosmetico&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;In campo medico il latte di asina trova impiego per il contenimento delle forme di APLV (&lt;i style=""&gt;L'allergia alle proteine del latte vaccino&lt;/i&gt;) nei neonati e adulti, per la convalescenza, per la regolarizzazione della flora gastro-enterica, per la prevenzione di malattie cardiovascolari, infiammatorie e di natura autoimmune.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Nell’alimentazione dei neonati il latte di asina è una valida alternativa naturale per quelli che non possono disporre del latte materno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Bisogna ricordare che il suo valore energetico risulta piuttosto inferiore ai valori medi richiesti da un’alimentazione equilibrata, tuttavia si possono eseguire facili integrazioni per correggere questo difetto. I vantaggi di alimentare con latte di asina un bimbo si identificano in alcuni punti quali: la quantità di lattosio e del residuo secco, prossimi a quella del latte umano. Tali che il carico renale di bambini alimentati con latte di asina è stato stimato essere simile a quello riscontrato in neonati alimentati con latte materno.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-5150166194715913417?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/5150166194715913417/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=5150166194715913417' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/5150166194715913417'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/5150166194715913417'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/11/proposito-del-latte-dasina.html' title='A proposito del latte d&apos;asina'/><author><name>Camilla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10276130903387512630</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-3763267075707109156</id><published>2007-11-15T08:01:00.000+01:00</published><updated>2007-11-15T08:12:36.313+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>E' nata la Rete dei Semi Rurali (News)</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic; font-family: arial;"&gt;Rigiro la seguente email che mi è giunta, sintomo che qualcosa si muove anche in Italia, e che è necessario sostenere uno "sviluppo" umano, localizzato, etico e salutare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:Cochin;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;Nel giorno di San Martino che segna la fine dell'annata agraria e l'inizio della nuova a Scandicci (FI) è stata creata la “Rete Semi Rurali” i cui soci fondatori sono 8 associazioni da tempo impegnate nella salvaguardia della biodiversità e della agricoltura contadina: l’Associazione Rurale Italiana (ARI), l’Associazione per la Salvaguardia della Campagna Italiana (ASCI), Archeologia Arborea, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, Civiltà Contadina, il Consorzio della Quarantina, il Coordinamento Toscano Produttori Biologici (CTPB) e il Centro Internazionale Crocevia. Si tratta di un momento importante per il mondo dell’associazionismo agricolo italiano, che mettendosi insieme vuole ricordare a tutti che &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Cochin;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;&lt;strong&gt;la biodiversità agricola va conservata, valorizzata e sviluppata nelle campagne dagli agricoltori, prima di tutto, facendola una buona volta uscire dalle banche genetiche dei centri di ricerca.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-family:Cochin;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;La Rete si è data uno statuto per sostenere, facilitare e promuovere il contatto, il dialogo, lo scambio e la condivisione di informazioni e iniziative tra coloro che difendono i valori della biodiversità e dell’agricoltura contadina e si oppongono a ciò che genera erosione e perdita della diversità, all’agricoltura mineraria basata sulla monocoltura intensiva e/o sulle colture geneticamente modificate.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Cochin;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;I fondatori della Rete riconoscono che &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Cochin;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;&lt;strong&gt;il recupero delle varietà tradizionali e contadine deve diventare un'attività produttiva,&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Cochin;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt; incentivando la commercializzazione e il consumo locale delle varietà più interessanti dal punto di vista alimentare, gastronomico e economico evitando di cadere nel clamore superficiale ed erosivo generato dal marketing della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Cochin;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;&lt;em&gt;tipicità.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Cochin;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;Tra i suoi obiettivi principali ci sono il sostegno al recupero, coltivazione, allevamento, conservazione, scambio, sviluppo e diffusione di varietà e razze tradizionali e contadine di interesse agricolo; la promozione dell’innovazione rurale, anche attraverso la ricerca partecipativa, e lo scambio di conoscenze e saperi tra agricoltori; la valorizzazione della cultura rurale, dell’agricoltura contadina, dei saperi popolari, delle pratiche locali, delle titolarità collettive, dei luoghi comunitari, degli usi tramandati e delle consuetudini condivise;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Cochin;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;Per far questo è importante aver chiaro a quale modello agricolo la Rete si rivolge e a quali sono gli agricoltori di riferimento. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Cochin;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt;&lt;strong&gt;Parlare di sementi adatte al territorio, vuol dire, infatti, parlare di agricoltura contadina e familiare,&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Cochin;"&gt;&lt;span style="font-size: 11pt;font-size:85%;" &gt; realizzata spesso in quelle zone marginali, come, ad esempio, le tante montagne e colline che compongono l’ossatura del nostro paese o economicamente marginalizzata dal modello agroindustriale. In questo humus culturale vuole lavorare la Rete, diventando un tessuto connettivo di supporto e sostegno delle diverse realtà locali e nazionali già da tempo attive. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-3763267075707109156?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/3763267075707109156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=3763267075707109156' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3763267075707109156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3763267075707109156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/11/e-nata-la-rete-dei-semi-rurali-news.html' title='E&apos; nata la Rete dei Semi Rurali (News)'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-3723328030704963847</id><published>2007-11-10T19:36:00.001+01:00</published><updated>2007-11-10T19:36:14.508+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span xmlns=''&gt;&lt;p style='text-align: justify'&gt;Se neanche il Prof. Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale e persona di grandi doti intellettive, esula dal novero di coloro che sbagliano ad inquadrare la questione degli OGM, vuol dire che molto probabilmente esiste un deficit di comunicazione e di circolazione delle reali problematiche a causa delle quali milioni di contadini lottano contro la loro diffusione nel mondo. Succede ieri, nel TG1, quando -ospite in studio- viene intervistato sul ruolo della ricerca genetica per la lotta contro il cancro e si spende a favore della ricerca sugli OGM in agricoltura. Stimolato sull'argomento, Veronesi sostiene che non c'è motivo di essere contrari agli OGM perché non c'è nessuna prova della loro nocività (ma neanche, direi, una prova contraria), e già milioni di persone ne fanno uso quotidianamente. Dopodiché fa un esempio che taglia la testa al toro: è proprio grazie ad una modifica genetica in un batterio, ottenuta impiantandovi tratti genici umani, che oggi si può produrre insulina a basso costo per i diabetici.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style='text-align: justify'&gt;Infatti il punto non è questo: la ricerca genetica è importante, non deve essere mortificata se i suoi scopi sono la salute dell'uomo e l'aumento della qualità della vita, anche perché la creazione di varietà artificiali è crossing genetico a tutti gli effetti ed è vecchia come l'agricoltura. Le varietà selezionate dall'uomo si sono rivelate in alcuni casi molto efficaci, dal momento che sono riuscite ad ottimizzare le caratteristiche di resistenza al clima in aree dove la coltivazione risulta difficoltosa, oppure a migliorare la resa dei raccolti, come ha fatto –con tecniche scientifiche ma tradizionali- Nazareno Strampelli all'inizio del Novecento. In molte parti del mondo, tuttavia, questo immenso patrimonio è stato spazzato via dalle varietà industriali, ed ora che se ne ha bisogno, non si cerca di recuperare quelle tradizionali ma si investono miliardi di dollari per crearne di nuove. Una ricerca genetica mirata, di qualità, controllata dal mondo al quale si rivolge –cioè da agricoltori e consumatori- sarebbe certamente auspicabile. Di comportamenti anetici, sleali, doppiogiochistici, di ipocrisia e avidità di potere e denaro non abbiamo proprio bisogno.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style='text-align: justify'&gt;Il problema che nessuno tocca, quindi –neanche il grande Veronesi-, investe la sfera del potere delle società transnazionali che producono sementi OGM, e dei diritti dei lavoratori della terra. Usurpazioni, connivenze fra società private e governi, tensioni e violenze connessi a simili conflitti, violazioni di diritti, soggezioni economiche di popolazioni povere, finanche sterminio di comunità attraverso una radicale appropriazione delle loro terre ed un'infiltrazione massiccia di equilibri economici e sociali a loro estranei che disgregano la loro cultura. Nessuno, dal tubo catodico, si affaccia nelle case degli italiani per dire loro che, mentre il rischio patogenetico connesso agli OGM è solo un'eventualità per il futuro, gli enormi squilibri socio-economici portati dalle compagnie dell'&lt;em&gt;agrobusiness&lt;/em&gt; sono un problema immediato e dilagante. Non ha senso spendere miliardi di dollari per una ricerca che riduce in schiavitù od annienta culture millenarie, soprattutto se queste ultime possiedono già una conoscenza sconfinata, sono custodi di una biodiversità che per l'uomo è solo un vantaggio e sono gli attori di un'agricoltura delicata, legata al territorio, naturale, intrinsecamente etica perché insegue i bisogni dell'uomo, non dei bilanci societarii.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Se al prof. Veronesi sta davvero a cuore la vita degli esseri umani, deve avere la consapevolezza che gli OGM non sono vita, e non lo saranno fin quando verranno seminati da mani ipocrite nel dolore e nel sangue dei poveri.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-3723328030704963847?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/3723328030704963847/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=3723328030704963847' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3723328030704963847'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3723328030704963847'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/11/se-neanche-il-prof.html' title=''/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-8189080535859506570</id><published>2007-11-09T19:20:00.000+01:00</published><updated>2007-11-09T19:28:09.915+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='oltre la tavola'/><title type='text'>Due minuti per Greenpeace, due petizioni per l'ambiente</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: arial; font-style: italic;font-size:85%;" &gt;Riportiamo un'email di Greenpeace Italia per chi non l'ha ricevuta; in essa si invita a partecipare a due cyberazioni, ovvero ad inviare email precompilate nel testo (c'è solo da compilare il form anagrafico) per sostenere la posizione del Commissario europeo per l'Ambiente contro gli OGM, e per invitare alcune grandi catene distributive italiane a non vendere più nei propri supermercati le lampadine ad incandescenza.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-weight: bold;font-size:180%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un minuto del tuo tempo per difendere l'Europa dagli Ogm&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di tutto mi scuso per il "bombardamento di email" di queste settimane, ma questa è una comunicazione davvero urgente. E il tuo aiuto è fondamentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scorso 25 ottobre il Commissario europeo per l'Ambiente Stavros Dimas ha sfidato le aziende dell'agro-business rifiutando di autorizzare la coltivazione di due varietà di mais Ogm. La pressione delle aziende del settore è tuttavia molto forte e questa coraggiosa decisione a tutela dell'ambiente e dei consumatori rischia di essere ribaltata dalla Commissione Europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Commissione si riunirà nei prossimi giorni. Dobbiamo tutti insieme sostenere la posizione espressa da Dimas e far capire, con chiarezza, che siamo contrari agli Ogm.&lt;br /&gt;Scrivi al Presidente della Commissione Manuel Barroso e ai Commissari Dimas, Kyprianou, Fischer-Boel e Frattini. E chiedi di bloccare la coltivazione di Ogm in Europa!&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.greenpeace.it/ogm/dimas"&gt;http://www.greenpeace.it/ogm/dimas&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti ricordo inoltre che, in questo periodo, è attiva un'altra cyberazione a livello italiano per chiedere alla grande distribuzione - Coop, Auchan ed Esselunga – di eliminare dagli scaffali le lampadine incandescenti, sprecone e nemiche del clima. Dopo 10 giorni siamo a più di 3000 email inviate. Ma dobbiamo fare molto di più. Partecipa adesso!&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.greenpeace.it/incandescenti/scrivi.php"&gt;http://www.greenpeace.it/incandescenti/scrivi.php&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fai girare questa email tra i tuoi amici o colleghi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vuoi sostenere adesso, con carta di credito, Greenpeace premi qui&lt;br /&gt;Per informazioni sulle altre modalità di donazione premi qui&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie di tutto e a presto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marcello Colacino&lt;br /&gt;Webmaster Greenpeace Italia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-8189080535859506570?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/8189080535859506570/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=8189080535859506570' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/8189080535859506570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/8189080535859506570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/11/due-minuti-per-greenpeace-due-petizioni.html' title='Due minuti per Greenpeace, due petizioni per l&apos;ambiente'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-4760285813348091766</id><published>2007-11-07T15:15:00.000+01:00</published><updated>2007-11-07T15:27:24.975+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='oltre la tavola'/><title type='text'>Troppa carne, le mucche inquinano più delle macchine.</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: arial; font-style: italic;"&gt;"Se pensiamo che la produzione di un kg di manzo causa una emissione di gas serra e altri inquinanti equivalente a quella che si ottiene guidando per tre ore lasciando nel frattempo accese tutte le luci di casa, possiamo ben capire quanto sia potente la scelta di consumare meno alimenti animali, più potente di qualsiasi altra scelta il singolo possa fare. Questo porterebbe a molti effetti collaterali positivi: una dieta più sana, migliore qualità dell'aria, maggiore disponibilità di acqua, una razionalizzazione dell'uso dell'energia e della produzione di cibo".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(Fonte: &lt;a href="http://www.greenplanet.net/content/view/20109/26/"&gt;GreenPlanet&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La notizia fa parte di uno studio dal titolo "Cibo, allevamenti, energia, cambiamenti climatici e salute" apparso su Lancet del 13 settembre, una prestigiosa rivista scientifica internazionale.&lt;br /&gt;Non pensiamo alle bistecche che cuciniamo nelle nostre case: di quelle abbiamo bisogno. Pensiamo a quanta carne viene prodotta per confezionare alimenti industriali precotti di cui non abbiamo nessun bisogno; a quanta ne rimane invenduta ogni giorno nella grande distribuzione; a quanta se ne spreca per il cibo industriale per cani e gatti; a quanti hamburger sfornano quotidianamente i fast-food di tutto il mondo, e specialmente lì dove non ci sono più tradizioni gastronomiche. E' evidente che c'è un problema di iperconsumo carneo perché c'è un problema di iperproduzione, al quale le industrie pongono rimedio stimolando i nostri gusti e le nostre abitudini alimentari fino a snaturarle. Non siamo noi ad aver bisogno di carne tutti i giorni, ma gli allevatori ad aver bisogno di venderla sempre. Troppa carne significa anche malattie, quindi costi sociali, aumento della pressione fiscale, sovraccarico per le strutture sanitarie -o, dove non c'è Stato sociale, spese ingenti a carico delle famiglie, impoverimenti, indebitamenti-.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-4760285813348091766?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/4760285813348091766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=4760285813348091766' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/4760285813348091766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/4760285813348091766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/11/troppa-carne-le-mucche-inquinano-pi.html' title='Troppa carne, le mucche inquinano più delle macchine.'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-8016800203410788601</id><published>2007-11-07T15:12:00.000+01:00</published><updated>2007-11-07T15:37:26.672+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='oltre la tavola'/><title type='text'>VOTA PER RENDERE L'EUROPA LIBERA DAGLI OGM!</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:Trebuchet MS;font-size:180%;"  &gt;&lt;span class="testo20" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class="arancione"&gt;Vuoi                              che l'agroalimentare, il cibo e la sua genuinità&lt;/span&gt;                              siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e                              territori, salute e qualità, sostenibile e                              innovativo, fondato sulla biodiversità, &lt;span class="arancione"&gt;libero                              da OGM?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:Trebuchet MS;font-size:180%;"  &gt;&lt;span class="testo20" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class="arancione"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:Trebuchet MS;font-size:180%;"  &gt;&lt;span class="testo20" style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class="arancione"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;Va' su questo sito e vota: http://www.liberidaogm.org/liberi/voto.php&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify; color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;span class="testosemplice"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:Trebuchet MS;" &gt;(La                            &lt;a href="http://www.liberidaogm.org/liberi/promotrici.php" class="linkpunteggiato"&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;Coalizione                            &lt;strong&gt;“ItaliaEuropa – LIBERI DA OGM”&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:Trebuchet MS;" &gt;&lt;span class="testosemplice"&gt;                            è un vasto schieramento costituito dalle maggiori                            organizzazioni degli agricoltori, del commercio, della                            moderna distribuzione, dell’artigianato, della                            piccola e media impresa, dei consumatori, dell’ambientalismo,                            della scienza, della cultura, della cooperazione internazionale,                            delle autonomie locali)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-8016800203410788601?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/8016800203410788601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=8016800203410788601' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/8016800203410788601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/8016800203410788601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/11/vota-per-rendere-leuropa-libera-dagli.html' title='VOTA PER RENDERE L&apos;EUROPA LIBERA DAGLI OGM!'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-6968870713954509666</id><published>2007-11-04T09:22:00.000+01:00</published><updated>2007-11-04T10:55:00.232+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>Cosa dice un seme di soia ad un seme di mais?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cosa dice un seme di soia ad un seme di mais? "Prima i commestibili che i combustibili". Cosa dice una canna da zucchero ad una palma africana? "Prima i commestibili che i combustibili". E cosa dice un contadino ugandese, messicano o indonesiano ad un automobilista europeo? "Prima i commestibili che i combustibili".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;Irene Iborra&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-6968870713954509666?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/6968870713954509666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=6968870713954509666' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/6968870713954509666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/6968870713954509666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/11/cosa-dice-un-seme-di-soia-ad-un-seme-di.html' title='Cosa dice un seme di soia ad un seme di mais?'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-6230564244977417864</id><published>2007-11-02T10:11:00.000+01:00</published><updated>2007-11-02T10:30:17.803+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>Scontro a fuoco fra attivisti sentierra brasiliani e la Syngenta</title><content type='html'>&lt;p style="text-align: justify; font-family: arial; font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;La stessa notizia del post precedente, dedicato alla Syngenta, è stata data anche dall’International Herald Tribune. Riportiamo l'articolo per intero, dato il suo carattere documentariale&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: lucida grande;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family: georgia;"&gt;Due persone son&lt;/span&gt;o state uccise in occasione di uno scontro a fuoco: degli attivisti sono stati affrontati da uomini armati allorché i primi hanno invaso un’azienda agricola di proprietà svizzera che è stata un punto caldo nel dibattito sulle colture biotecnologiche, le concessioni relative e la società. Una guardia di sicurezza ed un attivista sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco domenica nell’azienda agricola di proprietà della Syngenta AG, una società multinazionale con un prevalente interesse sui semi geneticamente modificati. L’agenzia di stampa Agencia Brasil ha dichiarato che sono stati feriti quattro attivisti e altrettante guardie di sicurezza. I dettagli sullo scontro erano ancora poco chiari, ma il governo dello stato di Paranà ha dichiarato che sono state arrestate sette guardie, ipotizzando possibili imputazioni per omicidio. Come ha precisato il governo dello stato, la polizia il lunedì seguente era ancora all’esterno dell’azienda agricola per prevenire ulteriori episodi di violenza, mentre, come ha dichiarato il Movimento di Lavoratori Senzaterra (MST), gli attivisti –inclusi i membri dell’MST e il gruppo di Via Campesina- avevano sparato dei fuochi d’artificio al momento di entrare nella fattoria, e più tardi è arrivato un pullman con delle persone armate.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Ne sarebbe conseguito uno scontro a fuoco, sebbene –lo ha detto il portavoce della company svizzera Medard Schoenmaeckers- il contratto della Syngenta con la sua società di sicurezza richiedesse alle guardie di essere disarmate. Questi ha descritto l’episodio come “uno scontro davvero drammatico e violento, dal quale abbiamo capito che vi sono stati dei ferimenti mortali”. Mentre il governo nazionale brasiliano consente l’uso di semi geneticamente modificati per alcune colture, il governo dello stato di Paranà ha recentemente messo al bando il mais OGM e ha provato ripetutamente a far cessare le attività agricole della Syngenta. La portavoce del Movimento dei Lavoratori Senzaterra, Maria Mello, ha affermato che l’invasione nella Syngenta è stata parte di un’offensiva per colpire “le multinazionali nel settore dell’agribusiness la cui presenza in Brasile allontana nel tempo la rapida attuazione della riforma agraria”. Il gruppo intende anche “porre fine agli effetti nocivi dei prodotti geneticamente modificati e all’aumento della loro presenza in Brasile”, ha detto la Mello.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Il gruppo di &lt;i style=""&gt;sentierra,&lt;/i&gt; una forza politica consolidata in Brasile, fa uso dell’invasione delle proprietà private per pressare il governo affinché distribuisca le terre ai poveri. Via Campesina afferma di rappresentare i contadini poveri e le comunità indigene in 56 nazioni. Circa 300 attivisti avevano invaso la prima volta l’azienda agricola nel marzo 2006, abbattendo i cancelli e piantando tende per pubblicizzare il loro messaggio, secondo il quale la ricerca ivi effettuata sulla soia e sul mais OGM è illegale. Rimasero sul posto fino a luglio, quando la Syngenta vinse un ricorso per espellerli.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;“La società –ha dichiarato Schoenmackers- non ha mai fatto nulla di sbagliato o di illegale in Brasile”, ed è ancora in corso una decisione sul futuro della fattoria. Ha aggiunto che non vi erano dipendenti della Syngenta nel momento in cui si è verificato lo scontro.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;La Syngenta è stata creata nel 2000 quando la Novartis AG e l’AstraZeneca PLC hanno fuso i loro agribusiness. Il sito web della società afferma che il 60% del mais e della soia da loro coltivati ha dei tratti genici modificati.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Lo scontro presso la fattoria della Syngenta è avvenuto proprio nei giorni seguenti ad un blocco ferroviario imposto da almeno 1’000 attivisti dell’MST, una tratta che viene usata per esportare ferro grezzo da un grande complesso minerario. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Il blocco ha costretto la Companhia Vale do Rio Doca SA a rinunciare a carichi su nave per circa 250'000 tonnellate di ferro grezzo dall’Amazzonia ai porti dell’Atlantico, da dove sarebbero state imbarcate per tutto il mondo. Gli attivisti hanno rimosso il blocco ferroviario dopo che le autorità federali hanno acconsentito ad incontrarli questa settimana per discutere delle loro richieste, che vanno da una più celere riforma agraria ai lavori pubblici.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;(Fonte: &lt;a href="http://www.iht.com/articles/ap/2007/10/22/business/LA-FIN-Brazil-Syngenta.php"&gt;International Herald Tribune&lt;/a&gt; – da agenzia Associated Press)&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-6230564244977417864?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/6230564244977417864/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=6230564244977417864' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/6230564244977417864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/6230564244977417864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/11/la-stessa-notizia-del-post-precedente.html' title='Scontro a fuoco fra attivisti sentierra brasiliani e la Syngenta'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-383393396818277272</id><published>2007-11-01T09:55:00.001+01:00</published><updated>2007-11-02T10:38:53.574+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>La Syngenta si sporca le mani in Brasile</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:arial;" &gt;Dal Comitato Internazione di Coordinamento di "Via Campesina" è giunto ieri un comunicato preoccupante, di cui Yogurt vuole dare notizia, dal momento che si tratta di notizie che vengono regolarmente taciute da ogni telegiornale, e dalla quasi totalità della stampa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 21 ottobe scorso, a Paranà, in Brasile, un gruppo di guardie armate assoldate con un contratto per conto della Syngenta, un'industria transnazionale svizzera che produce colture e semi geneticamente modificati, ha invaso l'accampamento di Tierra Libre, appartenente al Movimento Brasiliano dei Lavoratori Senzaterra (MST), che è affiliato a Via Campesina. Gli uomini armati sono penetrati all'interno e hanno sparato uccidendo Valmir Mota de Oliveira, noto anche come Keno, un capo dell'MST, hanno ferito numerose altre persone, e hanno minacciato di morte gli altri lavoratori della terra presenti nel campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:arial;" &gt;Fin quando dovremo sopportare questi atti violenti perpetrati contro persone povere e indifese in nome del profitto economico?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:arial;" &gt;Il coordinamento ora chiede di unire le forze per protestare contro gli uffici della Syngenta in tutti i Paesi nei quali essa sia presente, l'espropriazione delle terre attualmente utilizzate dalla Syngenta, l'espulsione della stessa dal Brasile, e la garanzia che il governo brasiliano assicuri l'incolumità fisica dei contadini minacciati con le armi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Per approfondire&lt;/span&gt;: &lt;a href="http://www.syngenta.com/en/index.aspx"&gt;sito ufficiale&lt;/a&gt; della Syngenta; la notizia come riportata dall'&lt;a href="http://www.iht.com/articles/ap/2007/10/22/business/LA-FIN-Brazil-Syngenta.php"&gt;International Herald Tribune&lt;/a&gt; (ce ne occuperemo subito in un approfondimento); un &lt;a href="http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=2302"&gt;articolo&lt;/a&gt; sulla distribuzione illegale di un seme di mais negli USA, con le scuse ufficiali della Syngenta (&lt;a href="http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=2507"&gt;qui&lt;/a&gt; un approfondimento sulla stessa notizia); un &lt;a href="http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=3931"&gt;altro articolo&lt;/a&gt; in cui si parla di esperimenti illegali da parte della dita svizzera proprio nel sud del Brasile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comunicato stampa è ora anche su &lt;a href="http://www.viacampesina.org/main_en/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=455&amp;amp;Itemid=1"&gt;Via Campesina&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-383393396818277272?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/383393396818277272/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=383393396818277272' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/383393396818277272'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/383393396818277272'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/11/la-syngenta-si-sporca-le-mani-in.html' title='La Syngenta si sporca le mani in Brasile'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-2340514238638513873</id><published>2007-10-28T15:28:00.000+01:00</published><updated>2007-11-04T14:29:20.719+01:00</updated><title type='text'>Il futuro passa per il Farmer's Markets</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="postbody"&gt;C'è un grande problema nel mercato mondiale dei prodotti alimentari: tutto deve arrivare dappertutto, in nome del duplice imperativo, da una parte della crescita economica di chi produce, dall'altra del diritto da parte del consumatore ad avere a disposizione ogni bene immaginabile. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;E' indubbiamente bello poter mangiare i pregiati formaggi alpini o una fetta di un formaggio olandese, così come è bello che nel mondo si possa comprare la pasta italiana, che è l'unica decente; ma il raggiungimento di quest'apparente forma di giustizia del mercato nasconde alcune gravi conseguenze. La prima è che un bene alimentare nato nella tradizione gastronomica di un luogo, per essere esportato, deve aumentare la propria produzione a livelli industriali tali da sopportare le richieste di un mercato via via sempre più ampio, conformemente alla legge della crescita. Questo lo porterà inevitabilmente ad uno scadimento della qualità, giacché alle tecniche artigianali si sostituiranno i criteri di convenienza e di compromesso tipici dell'industria alimentare, che ne sviliranno la genuinità in nome della trasportabilità a lungo raggio, della conservabilità e dell'omologazione dei gusti. La seconda conseguenza è che sul prezzo del prodotto incideranno sempre di più i costi di trasporto ed eventuali dazi doganali, ovvero che i trasporti aumenteranno di volume immettendo nell'aria enormi quantità di polveri sottili (i camion vanno a diesel e non sono affatto ecologici...), intasando le strade e incrementando quindi anche il rischio di incidenti; tra l'altro, maggiore è il raggio di esportazione, più passaggi ci sono: questo porta ad un impoverimento dei produttori a tutto vantaggio degli intermediari. La terza è che il prodotto e il territorio perderanno il loro rapporto esclusivo, intimo: un rapporto storicamente determinato, che quindi è studiabile con criteri di ricerca scientifici, ma che significa anche possibilità di sviluppo di un turismo legato al cibo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Per questo bisognerebbe ricreare un legame saldo fra i produttori e i consumatori, che privilegiasse il rapporto diretto e fiduciario tipico delle produzioni artigianali (anche se molte produzioni saranno nel frattempo passate alla dimensione della piccola industria), la stagionalità e la tipicità delle materie prime di un luogo. Tutto questo si chiama farmer's market, letteralmente, dall'inglese, "mercato del fattore". Il farmer's market è un'idea sorta negli Stati Uniti, che in alcuni Paesi europei è già una realtà diffusa, mentre da noi -ovviamente- è ancora un miraggio. Però qualcosa comincia a muoversi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;A Monselice (PD) è stata inaugurata venerdì scorso la sede del Consorzio "Agrimons", un ottimo esempio italiano di farmer's market nato dall'impegno di una trentina di aziende; presenti -oltre il presidente del consorzio Mauro Bertin- il Ministro per le politiche agricole Paolo De Castro, il presidente di Coldiretti Padova Marco Calaon, il direttore Walter Luchetta, l'assessore al commercio del Comune di Monselice Bruno Cama e l'assessore provinciale all'agricoltura Luciano Salvò. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;I farmer's markets sono stati istituiti per legge con la Finanziaria 2006. Quel che ora bisogna aspettarsi ragionevolmente è un impulso all'iniziativa, la quale, senza sottrarre grosse quote di mercato alla concorrenza, permetterebbe però di creare un mercato locale equo, abbassando i costi al consumatore ma aumentando i guadagni al produttore. Attualmente, per inquadrare normativamente i farmer's markets, è in corso da parte del Governo un accordo con l'ANCI (Ass. Naz. Comuni Italiani). Comprare locale, specialmente se si può farlo direttamente dai produttori, significa sapere ciò che si mangia. Inoltre, è un'iniziativa etica e responsabile che riporta il commercio nel solco di una giustizia sociale dalla quale troppo spesso anche l'industria alimentare si allontana. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; (Fonte: GreenPlanet) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Per approfondire: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; &lt;a href="http://www.farmersmarket.it/" target="_blank"&gt;www.farmersmarket.it,&lt;/a&gt; il portale italiano dei farmer's markets &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Per rendersi conto dell'ampiezza del fenomeno negli Stati Uniti: &lt;a href="http://www.ams.usda.gov/farmersmarkets/map.htm"&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://farmersmarket.com/"&gt;qui&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Per un caso italiano a Taranto leggi &lt;a href="http://cucina.temi.kataweb.it/2007/09/18/i-nuovi-contadini-senza-intermediari/"&gt;qui&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.e-cremona.it/article.php?sid=9925"&gt;qui&lt;/a&gt; (raccontata da Cremona), &lt;a href="http://lnx.ondaradio.info/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=3345&amp;amp;Itemid=51"&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;amp;ct=res&amp;amp;cd=5&amp;amp;url=http%3A%2F%2Feditore.slowfood.it%2Feditore%2Friviste%2Fslowfood%2FIT%2F25%2Farticoli%2FSlowfood25_14.pdf&amp;amp;ei=IcUtR9ejJ6j00ASYupHoBQ&amp;amp;usg=AFQjCNHdWEuwB62vSM1h_AbS7KObOtFM1g&amp;amp;sig2=ZjbsSkVsxm6GcV4cswVhmA"&gt;qui&lt;/a&gt; (in PDF, con interessanti approfondimenti sul caso  tarantino) &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-2340514238638513873?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/2340514238638513873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=2340514238638513873' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/2340514238638513873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/2340514238638513873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/il-futuro-passa-per-il-farmers-markets.html' title='Il futuro passa per il Farmer&apos;s Markets'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-8108981231584341445</id><published>2007-10-25T18:53:00.001+02:00</published><updated>2007-10-25T18:55:55.366+02:00</updated><title type='text'>Greepeace a favore dell'eolico</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;font-family:arial;" &gt;Vi rigiriamo una breve notizia diffusa da Greenpeace Italia, ritenendo che il tema dell'energia eolica, al centro di molte e controverse discussioni, sia tutt'altro che facile da chiarire. In attesa di occuparcene anche noi di Yogurt, vi lasciamo farvi un'idea di quanto sostiene la più importante associazione internazionale per la tutela dell'ambiente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="teaser-para"&gt;       &lt;span class="city"&gt;Roma&lt;/span&gt;, &lt;span class="country"&gt;Italia&lt;/span&gt; — Greenpeace lancia oggi due video pro energia eolica. Realizzati dal regista Francesco Cabras e prodotti da Greenpeace in collaborazione con Ganga Film, i due filmati - disponibili su &lt;a href="http://www.youtube.com/profile?user=GreenpeaceItaly" target="_blank"&gt;You Tube&lt;/a&gt; - sono stati girati in Toscana e in Sardegna. Per far capire che le pale eoliche non sono solo utili, ma possono anche essere belle. E in sintonia col paesaggio. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;                        &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Una delle principali obiezioni sull'eolico riguarda l'impatto paesaggistico degli impianti e delle pale. Greenpeace presenta oggi questi due video girati rispettivamente a Scansano in Toscana e ad Aggius, in Sardegna, per far capire che gli impianti eolici non solo sono un passaggio obbligato per il futuro energetico del nostro Paese, ma possono integrarsi perfettamente col paesaggio.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;(Fonte: &lt;a href="http://www.greenpeace.org/italy/news/video-eolico"&gt;Greenpeace Italia&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;P. S.: i video sono visibili anche direttamente dalla pagina sopra riportata&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-8108981231584341445?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/8108981231584341445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=8108981231584341445' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/8108981231584341445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/8108981231584341445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/greepeace-favore-delleolico.html' title='Greepeace a favore dell&apos;eolico'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-7254682268760752651</id><published>2007-10-24T20:04:00.000+02:00</published><updated>2007-10-24T20:07:51.909+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sopra la tavola'/><title type='text'>Curiosità... al cacao</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;L’albero del cacao non esisteva nel Vecchio Mondo e gli europei lo conobbero solo dopo la scoperta dell’America. Il primo fu lo stesso Cristoforo Colombo, che però non ne rimase particolarmente impressionato, lo colpì solo il fatto che gli indigeni americani ne usassero i semi come moneta.&lt;br /&gt;Quando nel 1519 Hernando Cortez sbarcò nel Messico, il cioccolato era la bevanda nazionale degli Aztechi, ed era però amara e molto, molto piccante, a causa dell’aggiunta di peperoncino. Non fu quindi subito apprezzata dagli spagnoli.&lt;br /&gt;In seguito, alla fine del Cinquecento, eliminato il peperoncino e dolcificato con lo zucchero, il cioccolato conquistò la Spagna.&lt;br /&gt;A quell’epoca la pasta del cioccolato, a base di cacao pestato, zucchero e spezie come vaniglia e cannella (Per essere consumata veniva poi diluita con acqua calda), era preparata in gran segreto nelle colonie Americane e, per mare, sfidando i pirati, giungeva in Europa.&lt;br /&gt;In breve la cioccolata divenne una bevanda insostituibile. Addirittura, in certe occasioni fu motivo di scontro con la chiesa cattolica: durante le funzioni religiose era un andirivieni di ancelle che entravano in chiesa per portare cioccolata calda alle dame che ascoltavano le prediche, tanto che un vescovo minacciò di scomunica chiunque avesse consumato la bevanda nei luoghi sacri. Poi sorse anche la questione, risolta in seguito a molte diatribe, se la cioccolata rompesse o meno il digiuno, cioè se potesse essere consumata prima dell’Eucarestia.&lt;br /&gt;Per circa tre secoli la cioccolata fu unicamente una bevanda, soltanto nell’800 comparvero tavolette e cioccolatini, ed ancora dopo le uova di cioccolato.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-7254682268760752651?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/7254682268760752651/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=7254682268760752651' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/7254682268760752651'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/7254682268760752651'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/curiosit-al-cacao.html' title='Curiosità... al cacao'/><author><name>Camilla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10276130903387512630</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-693152344835179278</id><published>2007-10-19T00:04:00.000+02:00</published><updated>2007-10-25T18:36:56.048+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>La Cooperativa de Trabajadores Rurales in Argentina</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 14.4pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Tahoma&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: rgb(51, 51, 51);"&gt;"&lt;i&gt;La cooperativa&lt;/i&gt; &lt;i&gt;è la casa di ciascuno dei vicini e dei compagni che partecipano alla cooperativa e che producono”&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="line-height: 14.4pt;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Tahoma&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: rgb(51, 51, 51);"&gt;(Zuray, socio della Cooperativa).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Si riconoscono innanzi tutto come &lt;b&gt;&lt;i&gt;trabajadores&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style=""&gt;,&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;lavoratori, perché "&lt;i&gt;non possediamo né tenute agricole né imprese, né abbiamo un lavoro nella pubblica amministrazione né viviamo del lavoro altrui, se non del nostro stesso sforzo (…) che è libero, senza padroni, (…) dignitoso, privo di sfruttamento, è condiviso, è per tutti . Questo esprime la parola "cooperativa". Lavoriamo nei campi, nell'allevamento e nella lotta per la terra&lt;/i&gt;".&lt;br /&gt;La &lt;b&gt;&lt;i&gt;Cooperativa de Trabajadores Rurales&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; coinvolge una ventina di famiglie che si riuniscono in assemblea per organizzare laboratori di educazione popolare e gruppi di lavoro: c'è un gruppo per l'orto, uno per la commercializzazione, uno d'ingegneria; di quest’ultimo gruppo fa parte Ramòn:&lt;i&gt;“sento di vivere in un modo diverso (…) producendo autonomamente. Per esempio, sto vendendo del latte, vado di casa in casa con una sola vacca. Salgo nelle case per venderne un litro, due litri - quello che la vacca mi dà - e vivo di questo sostentamento&lt;/i&gt;"; i prodotti della cooperativa vengono venduti sia ad un gruppo di consumatori organizzato in rete che presso la sede stessa della cooperativa, così come nei mercati e nei piccoli supermercati. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Il sistema di produzione ed anche le scelte di vita dei compagni della Cooperativa sono animati da principi proposti come alternative al modello di produzione e di vita capitalistico: dai gruppi di studio per elevare il livello generalmente scadente di scolarizzazione dei bambini, alla “giornata del bambino”- perché deve esserci un tempo per il gioco e per il rapporto genitori-figli -, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;dalla diffusione del patrimonio di cultura popolare attraverso i balli tradizionali all’uso di rimedi naturali tradizionali in sostituzione dei farmaci industriali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Tuttavia il sistema è ostacolato da gravi problemi, nei quali si concretizza la contrapposizione tra &lt;b style=""&gt;agriecologia&lt;/b&gt; ed &lt;b style=""&gt;agrinegozio&lt;/b&gt; (il capitalismo nel settore primario): in primo luogo i prodotti della cooperativa hanno costi più alti rispetto a quelli delle grandi aziende, in secondo luogo non riescono a soddisfare il fabbisogno di grossi quantitativi di prodotto espresso dai &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;grandi rivenditori (per es. supermercati); a ciò si aggiungono i problemi derivanti dalla scarsa fertilità della terra, legata alla scomparsa dello strato più fertile e più superficiale di humus, la cosiddetta &lt;i style=""&gt;tierra negra&lt;/i&gt;.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;Il socialismo dei compagni della Cooperativa&lt;i&gt; &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;parte dalla realtà concreta, si costruisce parlando coi propri vicini, discutendo dei problemi quotidiani: niente illuminazione, né sanità, strade disastrate ed una scuola lontana &lt;st1:metricconverter productid="3 chilometri" st="on"&gt;3 chilometri&lt;/st1:metricconverter&gt; da percorrere a piedi; in un passaggio storico caratterizzato dalla graduale scomparsa della piccola proprietà e da fenomeni di abbandono delle campagne e di inurbamento, &lt;st1:personname productid="La Cooperativa" st="on"&gt;la  Cooperativa&lt;/st1:PersonName&gt; ha "&lt;i&gt;una consegna molto importante, che è quella di volgersi di nuovo verso il lavoro nei campi&lt;/i&gt;". &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 51, 51);"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;span style="font-size: 12pt; font-family: arial; color: rgb(51, 51, 51);"&gt;(Fonte: &lt;a href="http://www.biodiversidadla.org/content/view/full/35326" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 51, 153); text-decoration: none;"&gt;Biodiversidad&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-693152344835179278?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/693152344835179278/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=693152344835179278' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/693152344835179278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/693152344835179278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/la-cooperativa-de-trabajadores-rurales.html' title='La Cooperativa de Trabajadores Rurales in Argentina'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-4300770680945920636</id><published>2007-10-18T21:33:00.000+02:00</published><updated>2007-10-19T00:00:41.845+02:00</updated><title type='text'>Per i nostri fiumi, per la nostra terra, per il nostro futuro</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vale la pena di soffermarsi su alcune frasi contenute in una dichiarazione espressa dall'Assemblea Regionale Argentina-Uruguay, che si è riunita lo scorso 7 ottobre nella città di Nueva Palmira. Il mondo latinoamericano usa termini ed espressioni che l'Europa non riesce a far entrare nella propria consuetudine. Le popolazioni del Sud America hanno nella pelle un legame viscerale con la terra e un istinto carnale a non far calpestare da altri la propria libertà. Noialtri, che ci facciamo forti di una storia plurimillenaria e dell'invenzione della democrazia e dei diritti umani, non riusciamo a fare altrettanto.&lt;br /&gt;"Non possiamo accettare un modello fondato sulla devastazione e sul continuo saccheggio dei nostri beni naturali. Perché la propagazione delle monocoltivazioni, la quotidiana forestierizzazione della terra, e l'installazione di industrie inquinanti nella regione, stanno causando danni irreparabili, al di là dell'assoggettamento a politiche degradanti che non hanno nulla a che spartire col nostro modo di vivere, con la nostra dignità, col nostro irrinunciabile impegno a costruire un mondo che contempli i bisogni e i desideri di tutti. Perché imprese come Botnia, Ence, Isusa e Stora Enso altro non sono che l'emblema di un capitalismo feroce e irrazionale che ignora frontiere e sovranità. Perché siamo sostenitori di un modello regionale che rispetta la vita, la dignità umana e il lavoro".&lt;br /&gt;Dovremmo probabilmente riflettere su questa intransigenza dei popoli latinoamericani a farsi dominare, a farsi espropriare tanto le terre quanto la dignità e il futuro. Perché la speranza non si ipoteca con i falsi sogni delle multinazionali, né si mette all'asta nelle Borse del mondo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-4300770680945920636?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/4300770680945920636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=4300770680945920636' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/4300770680945920636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/4300770680945920636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/per-i-nostri-fiumi-per-la-nostra-terra.html' title='Per i nostri fiumi, per la nostra terra, per il nostro futuro'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-5243419753891693179</id><published>2007-10-10T01:01:00.000+02:00</published><updated>2007-10-10T01:06:37.695+02:00</updated><title type='text'>Alla ricerca della biodiversità perduta</title><content type='html'>&lt;span class="postbody"&gt; I panda, gli elefanti, le balene, i leoni... Sono tutti animali che fanno parte dell’immaginario comune come specie a rischio d’estinzione. Chi, almeno una volta nella vita, non si è soffermato a pensare con malinconia: “Come sarebbe brutto un mondo senza leoni nelle savane e senza balene nel mare…” ?&lt;br /&gt;Davvero commovente. &lt;br /&gt;Scommetto però che nessuno si è mai fermato a pensare a come sarebbe brutto un mondo senza ravanelli nell’insalata e senza rosmarino sull’arrosto…&lt;br /&gt;C’è poco da ridere: anche alcuni tipi di piante sono a rischio d’estinzione e, paradossalmente, spesso si tratta delle specie di uso più comune; ma l’uomo, da buon primate risolutore di problemi, ha trovato una soluzione anche per questo, ovvero le &lt;span style="font-style: italic;"&gt;banche dei semi&lt;/span&gt;… (e per semi si intendono proprio i semi delle piante!!)&lt;br /&gt;Il fenomeno si è diffuso negli ultimi anni in tutto il mondo, anche in Italia; a Pavia, nel 2005 è nata la Lombardy Seed Bank (Lsb), che si occupa della conservazione della flora spontanea attraverso la custodia di semi delle piante e della vegetazione in generale. Si calcola, infatti, che entro il 2050 almeno 100.000 delle circa 300.000 specie di piante superiori viventi sulla terra potrebbero estinguersi, un migliaio in Italia e qualche centinaio solo in Lombardia.&lt;br /&gt;In india, invece, nel 2006 nel Distretto di Chamarajnagar, Stato del Karnataka, si è svolta la Festa internazionale dei semi, organizzata per inaugurare la Banca dei semi originari, e soprattutto per far comprendere ai contadini che solo coltivando i loro semi originari senza pesticidi, erbicidi e concimi chimici, potranno uscire dalla spirale della dipendenza dalle multinazionali e dall'usura e tornare ad essere autosufficienti.&lt;br /&gt;Nel tentativo di conservare la biodiversità tanto minacciata, a volte si percorrono vie che solo fino a qualche anno fa sarebbero parse paranoie da film di fantascienza catastrofico: nelle isole Svalbard, in Norvegia, circa un anno fa sono state gettate le basi per la realizzazione di un deposito di sementi scavato in una montagna artica. Il deposito dovrebbe garantire la sopravvivenza a lungo termine delle colture alimentari essenziali nel mondo, seguendo le linee guida di una più ampia strategia che ha l’obiettivo di tutelare le risorse alimentari collezionando sementi provenienti da ogni angolo del globo.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-5243419753891693179?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/5243419753891693179/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=5243419753891693179' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/5243419753891693179'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/5243419753891693179'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/alla-ricerca-della-biodiversit-perduta.html' title='Alla ricerca della biodiversità perduta'/><author><name>Camilla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10276130903387512630</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-4266694049906492054</id><published>2007-10-09T08:06:00.000+02:00</published><updated>2007-10-18T22:22:09.605+02:00</updated><title type='text'>Farmer's market: forse è la volta buona</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C'è un grande problema nel mercato mondiale dei prodotti alimentari: tutto deve arrivare dappertutto, in nome del duplice imperativo, da una parte della crescita economica di chi produce, dall'altra del diritto da parte del consumatore ad avere a disposizione ogni bene immaginabile.&lt;br /&gt;E' indubbiamente bello poter mangiare i pregiati formaggi alpini o una fetta di un formaggio olandese, così come è bello che nel mondo si possa comprare la pasta italiana, che è l'unica decente; ma il raggiungimento di quest'apparente forma di giustizia del mercato nasconde alcune gravi conseguenze. La prima è che un bene alimentare nato nella tradizione gastronomica di un luogo, per essere esportato, deve aumentare la propria produzione a livelli industriali tali da sopportare le richieste di un mercato via via sempre più ampio, conformemente alla legge della crescita. Questo lo porterà inevitabilmente ad uno scadimento della qualità, giacché alle tecniche artigianali si sostituiranno i criteri di convenienza e di compromesso tipici dell'industria alimentare, che ne sviliranno la genuinità in nome della trasportabilità a lungo raggio, della conservabilità e dell'omologazione dei gusti. La seconda conseguenza è che sul prezzo del prodotto incideranno sempre di più i costi di trasporto ed eventuali dazi doganali, ovvero che i trasporti aumenteranno di volume immettendo nell'aria enormi quantità di polveri sottili (i camion vanno a diesel e non sono affatto ecologici...), intasando le strade e incrementando quindi anche il rischio di incidenti; tra l'altro, maggiore è il raggio di esportazione, più passaggi ci sono: questo porta ad un impoverimento dei produttori a tutto vantaggio degli intermediari. La terza è che il prodotto e il territorio perderanno il loro rapporto esclusivo, intimo: un rapporto storicamente determinato, che quindi è studiabile con criteri di ricerca scientifici, ma che significa anche possibilità di sviluppo di un turismo legato al cibo.&lt;br /&gt;Per questo bisognerebbe ricreare un legame saldo fra i produttori e i consumatori, che privilegiasse il rapporto diretto e fiduciario tipico delle produzioni artigianali (anche se molte produzioni saranno nel frattempo passate alla dimensione della piccola industria), la stagionalità e la tipicità delle materie prime di un luogo. Tutto questo si chiama farmer's market, letteralmente, dall'inglese, "mercato del fattore". Il farmer's market è un'idea sorta negli Stati Uniti, che in alcuni Paesi europei è già una realtà diffusa, mentre da noi -ovviamente- è ancora un miraggio. Però qualcosa comincia a muoversi.&lt;br /&gt;A Monselice (PD) è stata inaugurata venerdì scorso la sede del Consorzio "Agrimons", un ottimo esempio italiano di farmer's market nato dall'impegno di una trentina di aziende; presenti -oltre il presidente del consorzio Mauro Bertin- il Ministro per le politiche agricole Paolo De Castro, il presidente di Coldiretti Padova Marco Calaon, il direttore Walter Luchetta, l'assessore al commercio del Comune di Monselice Bruno Cama e l'assessore provinciale all'agricoltura Luciano Salvò.&lt;br /&gt;I farmer's markets sono stati istituiti per legge con la Finanziaria 2006. Quel che ora bisogna aspettarsi ragionevolmente è un impulso all'iniziativa, la quale, senza sottrarre grosse quote di mercato alla concorrenza, permetterebbe però di creare un mercato locale equo, abbassando i costi al consumatore ma aumentando i guadagni al produttore. Attualmente, per inquadrare normativamente i farmer's markets, è in corso da parte del Governo un accordo con l'ANCI (Ass. Naz. Comuni Italiani). Comprare locale, specialmente se si può farlo direttamente dai produttori, significa sapere ciò che si mangia. Inoltre, è un'iniziativa etica e responsabile che riporta il commercio nel solco di una giustizia sociale dalla quale troppo spesso anche l'industria alimentare si allontana.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;(Fonte: &lt;a href="http://www.greenplanet.net/content/view/19925/1/"&gt;GreenPlanet&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per approfondire:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.farmersmarket.it/"&gt;www.farmersmarket.it&lt;/a&gt;, il portale italiano dei farmer's markets&lt;br /&gt;Per rendersi conto dell'ampiezza del fenomeno negli Stati Uniti: &lt;a href="http://www.ams.usda.gov/farmersmarkets/map.htm"&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://farmersmarket.com/"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per un caso italiano a Taranto leggi &lt;a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_economia_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=184637&amp;amp;IDCategoria=1"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-4266694049906492054?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/4266694049906492054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=4266694049906492054' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/4266694049906492054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/4266694049906492054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/farmers-market-forse-la-volta-buona.html' title='Farmer&apos;s market: forse è la volta buona'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-5293124455383957963</id><published>2007-10-07T22:51:00.000+02:00</published><updated>2007-10-07T23:23:08.747+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dopo la tavola'/><title type='text'>Contro l'iperconsumo di acqua minerale imbottigliata</title><content type='html'>Rigiriamo ai nostri lettori l'appello di Altreconomia, che si è trasformato in campagna di sensibilizzazione ed ora si avvia a diventare proposta di legge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="Stile59"&gt;Noi italiani siamo i primi consumatori al mondo                 di acque minerali.&lt;br /&gt;               Ogni anno ne beviamo quasi 190 litri a testa, in media. E fuori                 casa, nei locali pubblici, beviamo quasi esclusivamente acqua                 in bottiglia. Spesso sono gli stessi gestori che, quando chiediamo                 una brocca o un bicchiere di acqua di rubinetto, ci spiegano                 di non potercela servire, anche se nessuna legge lo vieta.&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="Stile59 Stile60"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;campagna "Imbrocchiamola!" vi                   chiede di segnalare i ristoranti, i locali, le pasticcerie, i                   bar che servono l'acqua di rubinetto e di indicarci quelli che                   non lo fanno.&lt;/strong&gt; &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;               Uno strumento per sensibilizzare all'uso dell'acqua di rubinetto che è buona,                 controllata, comoda (arriva in casa) e poco costosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contestualmente, Altreconomia ha avviato anche una campagna contro le pubblicità riguardanti acque imbottigliate. Per comprendere lo spaventoso giro di affari che ruota intorno ad un litro d'acqua minerale, basti dire che gli imbottigliatori, nel 2005, hanno speso la bellezza di 379 milioni di euro in pubblicità. Ne hanno bisogno perché la concorrenza, l'acqua dell'acquedotto, è molto competitiva, e se il pubblico no venisse martellato da tanti spot ne comprerebbe molta di meno.                    Di fatto l’acqua in bottiglia fa concorrenza a un bene comune, solo che -a differenza dei privati- gli acquedotti non investono una lira per pubblicizzare il proprio servizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Senza pensare di ridurre la libertà di produrre e vendere acqua minerale, non si potrebbe invece legittimamente pensare di limitarne l’invadenza pubblicitaria?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="Stile33"&gt;Per difendere l’acqua degli acquedotti (buona, controllata, comoda e poco costosa) e garantirle un futuro forse è necessario limitare l’invadenza pubblicitaria delle acque minerali. &lt;/p&gt;                 &lt;p class="Stile35"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;                Mettiamola fuori legge. La pubblicità, non l’acqua minerale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;                  Voi che ne dite?&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;(Da: &lt;a href="http://www.altreconomia.it/acqua/"&gt;Altreconomia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per approfondire (dallo stesso sito):&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altreconomia.it/acqua/doc.php?id=1"&gt;L'acqua è gratis&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altreconomia.it/acqua/doc.php?id=2"&gt;Re e regine della bottiglia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altreconomia.it/acqua/doc.php?id=3"&gt;Più spot, più consumi&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altreconomia.it/acqua/doc.php?id=4"&gt;Rubinetto VS bottiglia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.altreconomia.it/acqua/news.php?id=10"&gt;Mettetela in brocca&lt;/a&gt; (di Camilla Lattanzi)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per seguire la vicenda fra Altreconomia e Gruppo Ferrarelle: &lt;a href="http://www.altreconomia.it/acqua/news.php?id=14"&gt;Davide contro Golia&lt;/a&gt; (di Miriam Giovanzana)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-5293124455383957963?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/5293124455383957963/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=5293124455383957963' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/5293124455383957963'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/5293124455383957963'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/contro-liperconsumo-di-acqua-minerale.html' title='Contro l&apos;iperconsumo di acqua minerale imbottigliata'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-7342609966401404463</id><published>2007-10-07T21:16:00.000+02:00</published><updated>2007-10-07T21:32:32.814+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>Il biologico francese ha bisogno di aiuti</title><content type='html'>Si è riunito venerdì scorso il primo Congresso nazionale francese dedicato al biologico, che Oltralpe conta solo l'1,8% della superficie coltivata e ha un andamento di mercato oramai stagnante. Il gruppo di lavoro prevede di raggiungere il 6% delle aree coltivate entro il 2012 e il 20% entro il 2020. Il problema, però, è che l'agricoltura biologica è una metodologia colturale nata e cresciuta nel solco dell'economia di mercato, e quindi non ne elimina tutte le storture. Per esempio il grave impatto ambientale che il sistema dei trasporti alimentari ha, oppure le filiere troppo lunghe; nessuno dei due problemi viene in realtà affrontato dal biologico, semplicemente perché esso si dedica esclusivamente alle tecniche colturali, e non anche all'economia, alla società con le sue abitudini di consumo, o al mondo politico e intellettuale.&lt;br /&gt;Ciò che occorre fare, piuttosto, è tentare l'azzardo di porsi la domanda con cui mettere in discussione proprio ciò che diamo per scontato: possiamo cambiare il sistema produttivo, della distribuzione e della vendita? Possiamo ritornare ad una produzione ed un consumo localizzati, radicati nelle specificità del territorio? Possiamo realizzare un'agricoltura più giusta?&lt;br /&gt;Fin quando si resta nell'ottica dell'economia deregolata in cui viviamo, infatti, si pensa percorrendo un circolo vizioso: questo non va bene, come posso fare? Lo incremento, lo sviluppo, lo accresco. Quando c'è qualcosa che non va, come si fa con un malato che non risponde bene alle cure, si aumenta il dosaggio; peggiora? Lo si aumenta ancora. Ciò che non si capisce è che è il farmaco stesso a farlo peggiorare, per cui bisognerebbe semplicemente sospenderlo. Questo è l'azzardo, mettendo in discussione quel che riteniamo giusto o irrinunciabile e immodificabile.&lt;br /&gt;Ovviamente è un bene che i nostri Paesi aumentino la quota di agricoltura destinata alle produzioni biologiche; è anche ora di smettere di credere, tuttavia, che questo ci metterà al sicuro dagli altri numerosi problemi che il nostro stesso sistema economico e produttivo crea.&lt;br /&gt;Per cui non resta che pensare il cambiamento come un'alternativa praticabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Fonte: &lt;a href="http://www.greenplanet.net/content/view/19927/1/"&gt;Greenplanet&lt;/a&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-7342609966401404463?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/7342609966401404463/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=7342609966401404463' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/7342609966401404463'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/7342609966401404463'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/il-biologico-francese-ha-bisogno-di.html' title='Il biologico francese ha bisogno di aiuti'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-3384091317674112912</id><published>2007-10-07T21:06:00.000+02:00</published><updated>2007-10-07T21:14:13.584+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>Sarkozy interroga i francesi sull'ambiente</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di Francesco Panzetti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci siamo abituati, noialtri, a queste consultazioni, fatto sta che Nicolas Sarkozy sta per iniziare, da domani, una settimana di interrogazioni alla cittadinanza francese in merito a tre temi fondamentali: agricoltura biologica, OGM e pesticidi, gas serra.&lt;br /&gt;"Gli automobilisti francesi sono disposti ad accettare dei limiti di velocità più restrittivi sulle strade ed autostrade per ridurre le emissioni di Co2?", "I consumatori francesi sono pronti a spendere di più per il cibo nei prossimi 13 anni, per consentire di sviluppare delle coltivazioni biologiche?", "Gli agricoltori francesi sono pronti a bloccaqre l'utilizzo di pesticidi?". Queste sono alcuni dei quesiti a cui i cittadini francesi dovranno rispondere.&lt;br /&gt;Checché alcuni avversari politici ne dicano, si tratta di un passaggio importante nella politica di una nazione, che presuppone scelte ampie e la consapevolezza di poter incidere negativamente sulle ricchezze di alcune categorie di produttori, oltre che richidere una presa di coscienza anche da parte dei cittadini.&lt;br /&gt;Noi prendiamo atto di una cosa: che da noi si parla molto nella vetrina politica, ma non si vedono fatti, mentre l'Italia sembra aver sempre più bisogno di un nuovo Gracco che riformi radicalmente il comparto agrario e zootecnico. Il vituperato Sarkozy, che ha pur sempre il "marchio d'infamia" di appartenere alla destra, fa ciò che Pecoraro Scanio, da ministro, non ha mai fatto.&lt;br /&gt;Delle due l'una: o la destra d'Oltralpe non è come la nostra, o la nostra sinistra è come la nostra destra. Tertium non datur.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(fonte: &lt;a href="http://www.greenplanet.net/content/view/19929/1/"&gt;Greenplanet&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-3384091317674112912?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/3384091317674112912/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=3384091317674112912' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3384091317674112912'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3384091317674112912'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/sarkozy-interroga-i-francesi.html' title='Sarkozy interroga i francesi sull&apos;ambiente'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-3326835849818593387</id><published>2007-10-07T20:55:00.000+02:00</published><updated>2007-10-07T20:57:15.979+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>Agricoltura insostenibile: le origini del problema</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; L’alternativa “agricoltura biologica”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Enrica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="postbody"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Agricoltura biologica, ecologica, alternativa, sono sinonimi utilizzati per esprimere un medesimo concetto: fare agricoltura applicando tecniche agronomiche che prendono a modello i ritmi della natura e le sue leggi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Il modello di sviluppo delle società occidentali, se osservato in un’ottica di lungo periodo, risulta insostenibile per le naturali capacità produttive dei suoli agrari. Abbiamo infatti assistito, dal dopoguerra ad oggi, da un lato ai processi di urbanizzazione e conseguente edificazione che hanno portato ad una contrazione della SAU (Superficie Agricola Utilizzabile) totale, e dall’altro ad un aumento della richiesta di derrate alimentari per far fronte all’incremento demografico e al crescente benessere. Ed effettivamente, nonostante la SAU sia stata sensibilmente ridotta, la produttività per unità di ettaro è andata aumentando. L’agricoltura dei Paesi Industrializzati è riuscita a supplire all’antinomia “diminuzione superficie” – “aumento prodotti della terra”, grazie all’intensificazione della pratica agricola e all’introduzione di input all’interno delle aziende agrarie. Per input si intendono tutte quelle immissioni di energia e di risorse (sostanze chimiche di sintesi, macchine) all’interno di un’unità produttiva agraria, che vanno a sommarsi a quelle energetiche naturali, quali la trasformazione dell’energia solare in sostanza organica e il sostentamento fornito dagli elementi minerali e organici presenti nella terra. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Il paradosso sostanziale di questa realtà è dunque la soluzione a cui si è pervenuti per gestirla, una soluzione che appaga le esigenze dell’uomo, ma sterilizza la natura, poiché intensificare le pratiche agricole significa di fatto sfruttare le risorse del terreno e quindi inesorabilmente impoverirlo di proprietà chimiche e biologiche. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; In un quadro di interventi che, soprattutto in passato, sono stati così poco attenti alle risposte dell’ecosistema, si inserisce l’alternativa rappresentata dall’agricoltura biologica, che mira ad ottimizzare il rapporto diretto ed inevitabile tra l’agricoltura e l’ambiente; non dimentichiamo che l’agricoltura è la forma di utilizzazione del territorio più estesa e che agli agricoltori è affidato il vitale compito di occuparsi del territorio e di tutte le sue risorse. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;La ricerca in questo settore, si pone un obiettivo di non facile acquisizione, che è quello di selezionare varietà resistenti a fitofagi e fitopatogeni, salutari, di buon sapore, che sviluppino produzioni quantitativamente apprezzabili per impostare un discorso economicamente valido, e il tutto senza inquinare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;  Spesso l’aspetto più difficile da risolvere è proprio quello che riguarda il reddito. Le colture biologiche portano all’ottenimento di quantitativi di produzione per ovvie ragioni inferiori a quelli dell’agricoltura tradizionale – nella maggior parte dei casi - e forse è anche per questo che sono per ora una realtà in minoranza: in Italia, la superficie interessata ad agricoltura biologica risulta pari a 1.052.002 ettari, vale a dire l’8% della SAU totale (fonte: SINAB 2003).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-3326835849818593387?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/3326835849818593387/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=3326835849818593387' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3326835849818593387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3326835849818593387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/agricoltura-insostenibile-le-origini.html' title='Agricoltura insostenibile: le origini del problema'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-3326982239785973322</id><published>2007-10-07T20:34:00.001+02:00</published><updated>2007-10-07T20:35:32.263+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoriali'/><title type='text'>FALCE E FORNELLO</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="postbody"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Francesco Panzetti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Entro in un supermercato, e mi dirigo verso il bancone degli yogurt: un’enorme fauce aperta butta fuori il freddo per una quindicina di metri, consumando una quantità enorme di corrente per produrre calore che si disperde in buona parte nell’ambiente. Se avesse degli sportelli, consumerebbe molto meno. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Torniamo allo yogurt, prodotto, per esempio, con latte tedesco perchè le mucche italiane fanno il latte ma sono ignoranti e non conosco l’economia aziendale, mentre le colleghe tedesche già marciano verso Bruxelles inviperite, sicché bisogna proprio convincere le nostre a produrne di meno... Autobotti tedesche viaggiano verso l’Italia per darci quel latte che abbiamo già, percorrendo chilometri e bruciando benzina. Benzina… Ah, petrolio! Cadaveri preistorici. I camion viaggiano con gasolio per produrre il quale le multinazionali (anche l’ENI, anche l’AGIP) calpestano i diritti delle popolazioni povere del mondo e fomentano guerre. Teste di uomini, donne e bambini rotolano, ma noi vogliamo comunque trasportare latte tedesco per sostituirlo a quello che abbiamo già. Che meraviglia. Mi viene lo schifo dello yogurt e passo avanti. Penso: se compro ortaggi faccio una colazione più sana, leggera e non faccio torto a nessuno. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Compro dei pomidoro. Belli, vengono dalla Spagna. E i nostri? Dove vanno? Non bastano? Ma se i contadini i pomidoro li schiacciano coi trattori perché nessuno li compra? E quanti idrocarburi sono stati immessi nell’aria per far viaggiare quei pomidoro dalla Spagna all’Italia? Rotolano altre teste: penso a pozzi incendiati nel Kuwait e all’Iraq, e mi cominciano a girare di brutto. Ah, ma no… vedi che ci sono anche quelli italiani? Sono della Campania, costavano 30 centesimi al chilo dal contadino, a me 2 euro; sono arrivati in Sicilia o in Emilia e messi in una vaschetta di plastica, per poi tornare indietro da dove erano partiti (e altri soldini a Benetton e alle compagnie petrolifere). La prossima volta giuro che i pomidoro li compro dal contadino sotto casa…Ma io abito nel Napoletano: vi pare una buona idea comprare gli ortaggi o la frutta delle mie campagne, dove la camorra incendia ogni giorno cumuli di rifiuti? Dove il terreno, l’aria e l’acqua sono carichi di piombo, arsenico, cianuro, mercurio, bario e amianto? Dove la diossina nel sangue è 30 volte superiore alla soglia massima fissata dalla legge? Faccio la fame io, e faccia la fame pure il contadino. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Mi servirebbe anche un chilo di pere. Pere. Nel territorio di un solo paesino, nelle campagne molisane, una volta ce n’erano più di venti varietà. Me l’hanno detto i contadini. Oggi sul mercato resistono solo poche qualità: che ci guadagna il contadino a vendere tre cassette di pere che produce solo lui? Beh, quelle tre cassette si chiamano biodiversità. È la natura più il contadino moltiplicato per centinaia di anni e decine di innesti e di incroci. Organismi Geneticamente Modificati a tutti gli effetti, però col bollino di Madre Natura: niente microscopi, ma solo innesti per talea. Tuttavia, siccome quasi nessuno le produce più, tutte quelle varietà si perdono insieme ai vecchi che se ne vanno al Creatore. Mi sento un ladro a comprare ‘sta roba che viene da così lontano, poso la busta, getto il guanto e passo oltre. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Ci sono delle fette biscottate. Ammazzerò mica qualcuno pure con queste? Leggo gli ingredienti in cerca di indizi di atti criminosi: niente, solo farine maltate. Poi mi sorge il dubbio: ma quali farine? La questione del grano non è così semplice: i contadini coltivavano il loro grano, quello che la Natura gli forniva da millenni e poi ad un certo punto sono arrivati dei signori che hanno detto loro “comprate questi semi, sono tutt’un’altra cosa”. Ora possono coltivare solo quelli, che sono sterili e li obbligano ogni anno ad acquistarne di nuovi… Sei indiano ed i tuoi coltivano da sempre l’albero del Neem, poi un giorno arriva la multinazionale W. R. Grace e lo brevetta…tu, che ce l’hai sotto casa da un secolo, ora per coltivarlo devi pagare. Sempre in India, la Monsanto ruba i semi ai contadini e brevetta la farina ottenuta da questo grano come anche l’impasto e «biscotti o altro, prodotto dalla farina…»…Biopirateria ! Rinuncio alle fette biscottate. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Carne? Neanche a parlarne. Gonfiano i manzi e le vacche per riempire i loro muscoli d’acqua, per aumentarne il peso ed il relativo guadagno. Ma se metti una bistecca da 100 grammi in padella e te ne ritrovi 50 a bagnomaria, c’è qualcosa che non và. Non potendo reclamare presso le bestie - le quali, poverine, per essere state così gonfiate e spremute, sviluppano un sacco di malattie i cui costi ricadono su di noi -, andrò sotto casa degli allevatori con una brocca di brodaglia vaccina in mano: “ridatemi i soldi!”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Esco dal supermercato a mani vuote e con la coda fra le gambe. Che faccio, non mangio più? Non c’è un altro modo? Beh…qualcosa forse si può fare: informarsi, coltivare la propria consapevolezza e orientare le scelte in armonia con un principio etico di responsabilità e di giustizia. E poi parlarne con gli amici, mostrare loro certe assurdità del mercato, trasformando la propria rabbia in una dialettica contagiosa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Noi ci vogliamo provare. Voi prestateci orecchio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-3326982239785973322?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/3326982239785973322/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=3326982239785973322' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3326982239785973322'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3326982239785973322'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/falce-e-fornello.html' title='FALCE E FORNELLO'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-8220234163523717606</id><published>2007-10-07T13:30:00.000+02:00</published><updated>2007-10-07T20:14:58.059+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>America Latina: la lotta per la terra</title><content type='html'>Da: &lt;a href="http://www.anred.org/article.php3?id_article=2288"&gt;ANRed &lt;/a&gt;(Agencia de Noticias Red Accion)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;In vari punti dell’America Latina si conduce una lotta di rivendicazione sulle risorse naturali, che interessa diverse fasce della popolazione, dai popoli indigeni ai movimenti territoriali urbani. Ciascuna con le proprie differenze, denunciano diversi aspetti di uno stesso problema: la speculazione economica, l’esclusione sociale, la disoccupazione, l’oppressione e la emarginazione; sono processi di oppressione che cominciarono ad annientarli, a cancellare le loro tracce, la loro cultura, i loro valori. Oggi tali popolazioni vanno a far parte, poco a poco, del processo di resistenza che portano avanti i popoli originari di tutta l’America Latina, che, in alcuni Paesi come l’Ecuador e la Bolivia, dai quali le lotte sono state capeggiate, hanno visto cadere perfino i propri presidenti.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Alcuni movimenti sono nati negli anni&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;’90, denunciando la vendita indiscriminata delle terre e la consegna delle risorse petrolifere nelle mani dei privati. A metà della decade di Menem, poi, sono riusciti, insieme alle varie comunità, a farsi riconoscere i loro diritti come popoli nella riformata costituzione nazionale.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;La lotta per la terra ha una radice assai profonda nella visione cosmica dei popoli nativi, in cui è la terra la padrona degli uomini, lo spazio nel quale si rende possibile lo sviluppo della cultura comunitaria nel presente come nel futuro; include tutte le risorse naturali, sia materiali che spirituali: la terra come madre della vita. Per i movimenti urbani, invece, non c’è un grado così simbolico di valori nella lotta alla terra, ma le radici sono simili: l’esclusione e la disoccupazione non fecero che aumentare le fasce di povertà che si ammassavano ai margini delle grandi città, la mancanza di politiche pubbliche, sanità, educazione che furono all’origine dei movimenti dei disoccupati. L’impossibilità di accedere ad un tenore di vita dignitoso provoca oggi forti tensioni, con occupazioni di terre nelle quali la consegna è occupare, resistere, costruire. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;" class="MsoNormal"&gt;Purtroppo, a fronte di tante lotte si registra continuamente la repressione da parte dello Stato, che non ammette che il popolo reclami i suoi diritti. L’occupazione delle terre urbane e la lotta per la proprietà comunitaria toccano le radici profonde degli interessi economici di questo sistema. Così le persecuzioni e le manganellate vengono ripartite egualmente fra studenti, insegnanti, disoccupati, lavoratori e movimenti indigeni, mentre le resistenze vanno aumentando e s’incontrano su vie comuni. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-8220234163523717606?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/8220234163523717606/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=8220234163523717606' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/8220234163523717606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/8220234163523717606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/da-anred-agencia-de-noticias-red-accion.html' title='America Latina: la lotta per la terra'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-7597007864086306911</id><published>2007-10-07T10:27:00.000+02:00</published><updated>2007-10-07T11:01:31.800+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>L'America Latina agricola si muove contro lo sfruttamento minerario</title><content type='html'>E' di questi giorni (5 ottobre) la notizia che il 18 settembre in Ecuador, nella città di Loja, si è tenuto un incontro delle associazioni per la vita e contro lo sfruttamento minerario a grande scala fatto dalle società transnazionali. L'assemblea ha prodotto considerazioni e risoluzioni di grande importanza, che permettono di comprendere la gravità del problema nell'America Latina ma anche le difficoltà patite a causa di questo fenomeno da parte dei contadini, nonché il loro desiderio di riscatto e la capacità che hanno di proporre una diversa programmazione economica basata su uno sfruttamento del territorio ecologico e sostenibile.&lt;br /&gt;Le popolazioni locali hanno dovuto subire le alterazioni alla loro tradizionale economia dovute all'arrivo dei grandi gruppi industriali che hanno sottratto braccia all'agricoltura senza aver offerto prospettive migliori, nonché inquinando e compromettendo il territorio con le proprie attività, che hanno spesso una portata gigantesca. Le comunità sono state disgregate, e i gruppi di protesta sono stati criminalizzati e perseguitati. Le conseguenze nefaste delle attività esplorative od estrattive hanno investito la sfera dei diritti collettivi, la stabilità dei bacini idrici, la biodiversità, la produzione agricola e in special modo granaria in tutto il continente.&lt;br /&gt;Come al solito, l'America Latina dimostra di riuscire a pensare ai propri problemi in una prospettiva continentale, unitaria, che è certamente una delle più grandi risorse umane della politica e dell'azione civica e sociale di questa parte del mondo; al contrario, l'Europa, che ha innescato oramai da mezzo secolo un processo di unificazione dall'alto, non riesce ad attivare analoghe dinamiche anche dal basso, dove la secolare storia di divisioni etniche o nazionali ha la prevalenza sui tratti comuni.&lt;br /&gt;Per il momento le associazioni di protesta sono riuscite a fermare alcune delle attività minerarie; del resto, queste ultime costituiscono una realtà molto antica nel continente, per cui anche la coscienza e la sensibilità delle popolazioni a questo tema è alta. Ciò ha portato, per esempio, il 18 settembre, in Perù, ad un voto popolare attraverso il quale i cittadini dell'area interessata hanno espresso il loro dissenso alla costruzione di un nuovo impianto minerario, sebbene il governo locale ha dichiarato di voler delegittimare questa espressione di volontà popolare.&lt;br /&gt;Le associazioni chiedono la nazionalizzazione delle risorse naturali strategiche, al fine di sottrarle allo sfruttamento da parte delle società transnazionali, che esercitano attività completamente deregolamentate; l'impulso ad una politica nazionale incentrata sulla sovranità alimentare ed un'economia solidale ed ecologica legata alle risorse rinnovabili del territorio; la sospensione delle attività minerarie; dichiarare il Sud dell'Ecuador in mobilitazione permanente, il che significa fare campagne di sensibilizzazione verso la popolazione, sviluppare il mandato sociale per la costituente, includendo anche una discussione democratica sul problema; e fare del Fronte di Resistenza Sud una piattaforma per il recupero della sovranità popolare basata su solidarietà, equità e uso sostenibile delle fonti naturali; infine, mobilitare a livello subcontinentale le altre associazioni che combattono lo stesso problema.&lt;br /&gt;Ancora una volta le popolazioni povere vengono fatte oggetto di politiche aggressive da parte di compagnie private con la connivenza degli organi dello Stato, senza essere consultate né rese partecipi. Ancora una volta l'agricoltura paga lo scotto nei confronti di altri tipi di attività produttive.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-7597007864086306911?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/7597007864086306911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=7597007864086306911' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/7597007864086306911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/7597007864086306911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/lamerica-latina-agricola-si-muove.html' title='L&apos;America Latina agricola si muove contro lo sfruttamento minerario'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-5003356195984807838</id><published>2007-10-06T13:35:00.000+02:00</published><updated>2007-10-06T13:59:41.002+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>Da martedì 5 contadini sardi praticano lo sciopero della fame</title><content type='html'>Hanno avuto accesso ad un mutuo a tasso stanziato grazie ad una legge della loro Regione (la 44/88); i politici italiani avevano pensato bene di non notificarla all'UE, pertanto, quando anni dopo questo è stato fatto, la legge è stata dichiarata illegale dall'Unione europea e l'Italia è obbligata a recuperare presso i beneficiarii i crediti erogati.&lt;br /&gt;Così iniziano i guai per 5'000 contadini sardi, che, non avendo disponibilità economiche sufficienti, sono costretti a dichiararsi insolventi o falliti.&lt;br /&gt;La storia di alcuni di loro (quelli che stanno facendo lo sciopero della fame) &lt;a href="http://www.greenplanet.net/content/view/19936/26/"&gt;qui&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.teatronaturale.it/articolo/4003.html"&gt;qui&lt;/a&gt; invece più dettagli sulla storia della 44/88, e &lt;a href="http://www.teatronaturale.it/articolo/4003.html"&gt;qui&lt;/a&gt; maggiori dettagli sulla loro protesta e la lettera-appello dei contadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi pare di poterne trarre una sola conclusione: i politici che, per inadempimenti amministrativi, provocano danni a cittadini terzi dovrebbero almeno essere sottoposti ad un processo. Immediatamente. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ignorantia legis non excusat.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-5003356195984807838?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/5003356195984807838/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=5003356195984807838' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/5003356195984807838'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/5003356195984807838'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/da-marted-5-contadini-sardi-praticano.html' title='Da martedì 5 contadini sardi praticano lo sciopero della fame'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-1274295061390448501</id><published>2007-10-03T10:05:00.000+02:00</published><updated>2007-10-03T10:10:03.966+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sopra la tavola'/><title type='text'>Cicerchia: deliziosa o velenosa?</title><content type='html'>&lt;span class="postbody"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;La Cicerchia (Lathyrus sativus) è una leguminosa da granella che ha la caratteristica di produrre semi anche in condizioni ambientali difficili, nelle quali nessuna altra pianta commestibile sopravviven e tanto meno, fiorisce.&lt;br /&gt;In epoca storica la cicerchia era diffusa in tutta l’area mediterranea, Italia peninsulare compresa, e nell’Italia del Cinquecento e del Seicento compariva anche sulle tavole dei Grandi, come risulta dalle citazioni in importanti testi gastronomici.&lt;br /&gt;Bene, questa di per se potrebbe non essere una cosa molto interessante, e allora perché la sto raccontando? Perché c’è un inghippo: Il mangiare cicerchie in abbondanza o per periodi prolungati può provocare un’intossicazione con disturbi neurologici agli arti inferiori, dapprima funzionali e reversibili, che se non curati possono arrivare alla paralisi spastica degli arti inferiori con l’impossibilità di deambulare!&lt;br /&gt;Solo negli anni Ottanta dell’Ottocento alcuni medici napoletani collegarono casi di paralisi al consumo di cicerchie e per sottolineare questo rapporto venne coniato il termine &lt;span style="font-style: italic;"&gt;latirismo&lt;/span&gt;, attualmente spesso sostituito da latiriasi, entrambi derivati da lathyrus, il nome latino della cicerchia, per ribadire il nesso causale fra quel cibo ed i disturbi. I casi osservati non riguardavano residenti in Napoli, ma soprattutto contadini abruzzesi.&lt;br /&gt;Da studi eseguiti una ventina d’anni fa si è chiarita l’etiopatogenesi del latirismo. In pratica le cicerchie (cioè i granelli eduli) contengono una sostanza tossica resistente alla cottura, la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;beta-N-ossalilammino-L-alanina&lt;/span&gt;, indicata con l’acronimo BOAA, che è un amminoacido non facente parte delle proteine e che interferisce con i recettori neuronici per l’acido glutammico, provocando degenerazione delle vie corticospinali, con comparsa dapprima di disturbi funzionali e poi di paralisi spastica irreversibile degli arti inferiori&lt;br /&gt;Nell’ultimo scorcio dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento il latirismo era una malattia riportata nei trattati anche se in maniera imprecisa. Poi negli anni Trenta vi furono dei progressi e adesso anche l’Enciclopedia Italiana (Treccani) menziona la cicerchia alla voce “Tossicologia”, tra gli avvelenamenti di origine alimentare da sostanze quasi costantemente tossiche, erroneamente usate come alimenti: es. pesci velenosi in modo permanente; funghi velenosi; semi di ricino; cicuta scambiata per prezzemolo; semi di mandorle amare o di pesche; semi di cicerchia che determinano il latirismo.&lt;br /&gt;Dopo gli anni Cinquanta, invece, la malattia scomparve dai testi di medicina, non perché fosse stato dimostrato che le cicerchie erano ingiustamente accusate, ma perché oramai, essendo divenute un cibo molto raramente consumato in Italia, non si verificavano più intossicazioni.&lt;br /&gt;Purtroppo negli ultimi anni in Italia stiamo assistendo ad un ritorno della cicerchia in uno scenario di recupero di cibi tradizionali. Così la Regione Umbria ha inserito la cicerchia fra i prodotti agro-alimentari tradizionali. In Campania la sua popolarità e diffusione è dimostrata dalle frequenti citazioni sulla stampa quotidiana.&lt;br /&gt;Con questo rinnovato interesse per la cicerchia ed il conseguente aumentato consumo è possibile che prima o poi anche in Italia si abbia la ricomparsa di qualche caso di latirismo, la cosa grave è che siamo del tutto impreparati a tale eventualità. Molti medici e molti laureati in agraria ignorano la tossicità della cicerchia, per non parlare della gente comune.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-1274295061390448501?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/1274295061390448501/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=1274295061390448501' title='21 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/1274295061390448501'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/1274295061390448501'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/10/cicerchia-deliziosa-o-velenosa.html' title='Cicerchia: deliziosa o velenosa?'/><author><name>Camilla</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10276130903387512630</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>21</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-2743817219454200479</id><published>2007-09-26T06:36:00.000+02:00</published><updated>2007-09-26T07:00:49.600+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dopo la tavola'/><title type='text'>La vita agra...</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tutti i partecipanti al corso per diventare esperti in comunicazione pubblicitaria si siedono in una sala, e due signorine passano offrendo loro dei biscotti da due vassoi differenti: "biscotti magri, prego biscotti magri!", ripete l'una; e l'altra: "biscotti grassi, biscotti al burro". Chi s'ingolla i primi, chi i secondi. Ugo Tognazzi ne prende da entrambe, e, perplesso, li assaggia. A quel punto entra il docente, uno ossuto ed occhialuto, li guarda e dice:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"Voi avete sentito la presenza o l'assenza del burro con le orecchie anziché col palato. I biscotti erano perfettamente uguali! E' su questo principio fondamentale che dovete basare il vostro lavoro futuro. Il pubblico i sapori li deve sentire con la vista, con l'udito, col tatto. Il palato &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;non&lt;/span&gt; serve. Non serve il vero burro, il vero grasso, non serve l'uva nel vino. Le sostanze naturali, nell'industria moderna, sono destinate a scomparire. L'importante è che non scompaia nella mente dell'uomo moderno il desiderio di consumare vero vino, vero burro, vero latte. E questo principio vale per tutta la produzione, non solo per quella alimentare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Da "La vita agra", di Carlo Lizzani (1964) - dall'omonimo romanzo di Luciano Bianciardi (1962)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Per approfondire:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.fondazionebianciardi.it/pagine/chi.asp"&gt;Fondazione Luciano Bianciardi&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://erewhon.ticonuno.it/primavera2005/bianciardi.htm"&gt;Luciano Bianciardi, la missione dell'anarchico&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.webalice.it/claudiusdubitatius/Trivium/Bianciardi.htm"&gt;Per Luciano Bianciardi, scrittore ed eroe&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://web.dsc.unibo.it/%7Ecalocero/ig/biografia.htm"&gt;Una vita agra - biografia di Luciano Bianciardi&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilpopolodelblues.com/state/bianciar.html"&gt;Luciano Bianciardi (da www.ilpopolodelblues.com)&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-2743817219454200479?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/2743817219454200479/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=2743817219454200479' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/2743817219454200479'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/2743817219454200479'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/09/la-vita-agra.html' title='La vita agra...'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-579707938376224844</id><published>2007-09-20T18:31:00.000+02:00</published><updated>2007-09-20T18:34:25.517+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Editoriali'/><title type='text'>Perché YogurtZine. Una presentazione in poche forchettate</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Non è vero che il mondo va sempre peggio. O meglio è vero in parte. Ma c’è anche un’altra parte che nasce dal basso e si espande a macchia di leopardo, pian pianino e perlopiù in sordina; pensiamo a quella parte che è lontana dai numi tutelari della nostra epoca - profitto&amp;amp;competizione - e dalle grandi retoriche di fine millennio, e che sceglie invece la via delle pratiche sociali e dell'azione concreta quotidiana...Visitate ad esempio &lt;a href="http://www.altraeconomia.it/" target="_blank"&gt;www.altraeconomia.it&lt;/a&gt; o &lt;a href="http://unimondo.oneworld.net/" target="_blank"&gt;http://unimondo.oneworld.net:&lt;/a&gt; sono alcune delle foglie di quell’albero che continua crescere in un’oasi etica, in un mondo economico per lo più non regolato, selvaggio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Che cosa centra YOGURTzine con tutto questo? Noi vorremmo parlare di cibo. Di cosa c'è dentro, di cosa c'è prima e dopo, del cibo come nutrimento ma anche come elaborazione culturale e specchio dei mutamenti e della complessità delle società umane. Del cibo e dell’economia, tra processi di produzione, trasformazione e distribuzione…un’economia equa o selvaggia? Quali e quanti i danni inflitti all’uomo ed all’ambiente per mantenere (troppo) ben pasciuta una piccola parte dell’umanità? Le tematiche del cibo incrociano quelle del Diritto, dall’impoverimento dei paesi in via di sviluppo alle dinamiche migratorie alle questioni ecologiche, dalla desertificazione all’emergenza climatica alla carenza di risorse idriche, e ciò implica per tutti noi un irrinunciabile ed irrimandabile imperativo etico. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Il cibo ha, d’altra parte, un ruolo importante nel nostro immaginario: cinema, televisione, fotografia, letteratura, raccontano un certo modo, o meglio molti diversi modi di mangiare, come icona del buon vivere, del vivere con gusto e/o del viver sani…ma fino a che punto è vero lo si può scoprire solo guardando con attenzione nel piatto prelibato, o presunto tale, che ci troviamo davanti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; In fin dei conti, perciò, non è poi così pazzesco se, raccontando la storia dell’amatriciana, si finisca a parlare tanto di sapori, profumi e calorie quanto di diritti, di ambiente o di ineguaglianza sociale: il cibo non è solo una faccenda di gusto e di creatività, ma una porta verso il mondo dell’uomo, con le sue bellezze e i suoi orrori. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Non è vero che il mondo va sempre peggio. È vero solo che il male è più rumoroso; ma il buono, dalla sua, ha di essere contagioso. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Buona lettura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="postbody"&gt;La redazione di YogurtZine&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-579707938376224844?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/579707938376224844/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=579707938376224844' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/579707938376224844'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/579707938376224844'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/09/perch-yogurtzine-una-presentazione-in.html' title='Perché YogurtZine. Una presentazione in poche forchettate'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-8480649756984565377</id><published>2007-09-18T12:54:00.000+02:00</published><updated>2008-12-09T01:09:18.383+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sopra la tavola'/><title type='text'>Pellone, o il re della pizza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_MKvsje468yM/Ru-mVNdlBxI/AAAAAAAAABw/PzHWbtKsRzk/s1600-h/787466738_b2b7d5ae01.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_MKvsje468yM/Ru-mVNdlBxI/AAAAAAAAABw/PzHWbtKsRzk/s320/787466738_b2b7d5ae01.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5111486985409988370" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Quando ho visto il risultato del nostro sondaggio sulla migliore &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pizza fritta&lt;/span&gt; a Napoli, non sono rimasto per nulla sorpreso del risultato. La pizzeria "&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Pellone&lt;/span&gt;" ha stravinto conquistato oltre il 50% delle preferenze, battendo anche "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dal presidente&lt;/span&gt;", celebre per la sua pizza con i cicoli. Si piazza male "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Da Michele&lt;/span&gt;" a Forcella, segno di un decadimento ormai cominciato da qualche tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pellone&lt;/span&gt;" non è una pizzeria come le altre, è un'altra cosa. Chi ha degustato la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pizza fritta&lt;/span&gt;, ma anche la semplice &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Margherita&lt;/span&gt;, non riuscirà ad apprezzare ugualmente un'altra pizza. Sarebbe davvero difficile descrivere con le sole parole il capolavoro di arte culinaria che quotidianamente esce dai forni di "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pellone&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;Potrei parlare degli ingredienti di prima qualità, come la pasta, l'olio e la mozzarella di bufala.&lt;br /&gt;Potrei parlare delle dimensioni della pizza, che spesso ti obbligano a dire "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Basta!&lt;/span&gt;", poichè la pizza, come si dice a Napoli, è "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;'a rota  'e  carretta&lt;/span&gt;" (ovvero "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;a ruota di carro&lt;/span&gt;").&lt;br /&gt;Potrei parlare della gentilezza e dell'onesta di camerieri e pizzaiolo, che ti servono velocemente e non spacciano la mozzarella normale per quella di bufala (come, purtroppo, fanno molti altri).&lt;br /&gt;Potrei anche lodare le qualità della frittura che si può acquistare mentre si aspetta il tavolo, anche quella probabilmente la migliore all'ombra del Vesuvio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non vi dirò nulla oltre a ciò che è stato scritto sinora. Perchè la qualità della pizza di "Pellone", a tratti taumaturgiche, si possono apprezzare davvero solo recandosi a Via Nazionale a Napoli. Cosa state ancora aspettando?&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Giuseppe "GiUfIsK" Fiscariello&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-8480649756984565377?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/8480649756984565377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=8480649756984565377' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/8480649756984565377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/8480649756984565377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/09/pellone-o-il-re-della-pizza.html' title='Pellone, o il re della pizza'/><author><name>Fisk</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://2.bp.blogspot.com/-If5Fz46Zv7g/Tjuzjn_-FwI/AAAAAAAACJU/0fOEIZDABm8/s220/251377_10150215291322088_724867087_7030465_5486952_n.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_MKvsje468yM/Ru-mVNdlBxI/AAAAAAAAABw/PzHWbtKsRzk/s72-c/787466738_b2b7d5ae01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-3557544725607435886</id><published>2007-09-15T10:40:00.000+02:00</published><updated>2007-09-16T17:36:07.176+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sopra la tavola'/><title type='text'>La mattonella all'arancia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;     La ricetta di questo dolce mi fu data da una mia cara amica, Diva – motivo per cui ai miei amici è nota come “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;divina mattonella&lt;/span&gt;” -, che lo aveva inventato come dolce leggero per un’amica che aveva problemi di linea: la ricetta originale, infatti, prevedeva solo i due tuorli, i mandarini, il pan di spagna fatto col fruttosio ed il fruttosio al posto dello zucchero a velo. Buona, ma un po’ triste… convinta del fatto che sia meglio assaggiare un cucchiaino di un dolce ottimo, piuttosto che una ciotola di surrogato, l’ho adattata a modo mio e l’ho resa un po’ più calorica, ma –diciamocelo-  decisamente più gustosa.   Fermo restando che potete, naturalmente, farla ritornare una ricetta virtuosa e light a piacere…  &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Ingredienti:  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;2 tuorli d'uovo; 8 mandarini o 4 arance; 20 gr di zucchero a velo; un Pan di Spagna o un plum cake vecchio di un paio di giorni; due cucchiai colmi di uva sultanina; 200 gr di cioccolato fondente; biscotti secchi; un bicchierino di amaretto di Saronno.  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mescolare tuorli e zucchero con un frullino fino ad ottenre un composto spumoso e quasi bianco; aggiungere il succo dei mandarini o delle arance e un po' di amaretto. Inzuppare nel composto sottili fette di Pan di Spagna e i biscotti secchi sbriciolati, alternandoli in uno stampo da plumcake; aggiungere fra gli strati scaglie di cioccolata e uvetta lasciata a macerare per un quarto d’ora in un bicchierino di amaretto. Metter a cuocere nel forno già caldo per 20 minuti a 180° e lasciare raffreddare per 2 ore in frigo. Una volta raffreddato, togliere dallo stampo e coprire col cioccolato fondente sciolto a bagnomaria.  &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-3557544725607435886?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/3557544725607435886/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=3557544725607435886' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3557544725607435886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3557544725607435886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/09/la-mattonella-allarancia.html' title='La mattonella all&apos;arancia'/><author><name>Sissi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09406335223081231239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-311462725936703709</id><published>2007-09-11T21:23:00.000+02:00</published><updated>2008-12-09T01:09:18.867+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>A volo d'uccello... Puglia, una regione di pietra</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_CapCoE-P5dw/RubvE0r0SKI/AAAAAAAAABQ/LYHMy8vD2i4/s1600-h/GiurdignanoMenhir.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_CapCoE-P5dw/RubvE0r0SKI/AAAAAAAAABQ/LYHMy8vD2i4/s320/GiurdignanoMenhir.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5109033693439346850" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 0, 153);"&gt;Giurdignano, menhir&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;h1 style="margin-top: 12pt; text-align: center; line-height: normal;" align="center"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-family:Gautami;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Francesco Panzetti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Probabilmente, non c’è una regione che, più della Puglia, sia ricordata per le caratteristiche del suo territorio e della sua storia agraria: le Murge e il Tavoliere riescono a penetrare nell’occhio del viaggiatore forse con ancora maggior evidenza delle Dolomiti o delle Alpi lombarde, si rimane spiazzati dalla piattezza del paesaggio e dalla pietrosità implacabile di una pianura dura da mordere con gli aratri e le zappe. Questo paesaggio, in realtà, ha ben poco di naturale, essendo quasi per intero il frutto della faticosissima e secolare opera dell’uomo, che ha guadagnato all’agricoltura circa l’80% degli spazi, ha bonificato grandi estensioni di pianure paludose, ha creato le saline di Margherita di Savoia portando l’acqua marina sulla terra, ha cancellato quasi del tutto gli antichi querceti sostituendoli però con le colture arboree (specialmente con l’ulivo) che oggi sono il nuovo segno emblematico del paesaggio di questa regione. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_CapCoE-P5dw/Rubw5Ur0SNI/AAAAAAAAABo/ItPNb3vplRo/s1600-h/TRULLI.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_CapCoE-P5dw/Rubw5Ur0SNI/AAAAAAAAABo/ItPNb3vplRo/s320/TRULLI.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5109035694894106834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 0, 153);"&gt;Trulli&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="msoIns"&gt;&lt;ins cite="mailto:PC%20ITSTORE" datetime="2007-07-01T23:54"&gt; &lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Eppure, ciò che più colpisce della Puglia è senz’altro la pietra: l’aspra pietra sbriciolata nei campi del Tavoliere, delle alte Murge e del Salento; quella del castello di Federico II (monumento perfetto e ineguagliabile alla pietra stessa), e dei Trulli, o del Dolmen di Bisceglie; quella, infine, delle case rupestri nelle lame e quella delle maestose gravine che a decine tagliano i tavolati calcarei delle Alte Murge. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Le scelte attuate dagli uomini per lo sfruttamento del territorio, insieme ai vincoli che il terreno pone al loro lavoro, determina i modi in cui si declinano le forme e gli spazi abitativi e l’Italia è uno straordinario caleidoscopio delle soluzioni dello stare insieme, dalle case a corte della Bassa lombarda e piemontese ai villaggi delle valli alpine, dai borghi dei pescatori fra le aguzze rocce della Liguria e della Campania alle fattorie e cascine dell’Appennino tosco-umbro-marchigiano, e alle masserie dell’Appennino meridionale. &lt;/span&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_CapCoE-P5dw/Rubv4Er0SLI/AAAAAAAAABY/I2y54r2jVsU/s1600-h/castel-del-monte-puglia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_CapCoE-P5dw/Rubv4Er0SLI/AAAAAAAAABY/I2y54r2jVsU/s320/castel-del-monte-puglia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5109034573907642546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 0, 153);"&gt;Castel del Monte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Il Foggiano era una landa desolata, per duemila anni almeno regno incontrastato del pascolo: gli armenti giungevano qui dopo aver percorso centinaia di km sulle reti tratturali che dalla Sabina e dall’Abruzzo, attraverso il Molise, giungevano nelle piane della Capitanata; milioni di ovini brucavano rendendo sterile il suolo ma arricchendo le popolazioni di prodotti caseari e di lana. I tratturi, tuttavia, furono soppressi dalla cieca politica economica postunitaria, e così il territorio ha gradualmente mutato forma, fino a diventare nel primo ‘900 un enorme granaio, principe delle colture il grano Senatore Cappelli ed altre varietà del prezioso cereale messe a punto da Nazareno Strampelli. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; La geologia condiziona l’uomo in ogni sua attività e quindi è importante osservare come la Puglia si articoli per lo più in gradinate che scendono progressivamente verso il mare: il primo gradino è quello delle Murge (750 - 350 m s.l.m.), dominio del pascolo, con un’agricoltura estensiva e poco diversificata ed una densità di appena 2 ab./kmq. Fra i 350 e i 100 m s.l.m. si estende la Premurgia, regno incontrastato dell’ulivo, del mandorlo e della vite; anche qui l’uomo vive della campagna, ma non nella campagna. Infine, la cimosa pianeggiante che dalle Premurge giunge fino al mare gode dei terreni più fertili, dalla falda acquifera poco profonda che favorisce le intense colture orticole. Chiude il quadro il Salento, monotono, piatto, calcareo, carsico; eppure recentemente la pervicacia dell’uomo ha modellato il Salento popolandolo di olivi, viti e ampie distese di grano, mentre il modello insediamentale è esattamente l’opposto di quello delle Murge: una “frammentopoli” (A. Bissanti) fatta di piccoli «centri sonnacchiosi, tirati a calce, dal sapore vagamente orientale». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_CapCoE-P5dw/RubwUEr0SMI/AAAAAAAAABg/QpT4Bq4sWEQ/s1600-h/dolmen1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_CapCoE-P5dw/RubwUEr0SMI/AAAAAAAAABg/QpT4Bq4sWEQ/s320/dolmen1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5109035054943979714" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 0, 153);"&gt;Bisceglie, dolmen&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoListParagraphCxSpLast" style="text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span class="postbody"&gt; QaQuanto al Tarantino, si tratta di una Murgia costituita non da calcari ma da più teneri calcareniti, che ne mitigano l’asprezza anche all’occhio e rendono più facile il lavoro nei campi, pur senza cancellare la sensazione di aridità del paesaggio. L’allevamento è una grande risorsa e l’abbondanza di capi bovini ed equini ha favorito di certo la nascita del singolare fenomeno dei fornelli. È questo il regno delle lame (incisioni carsiche più dolci) e delle gravine (quelle più profonde). Non casualmente, è proprio a cavaliere delle gravine che sono sorti i maggiori centri della zona: Ginosa, Laterza, Massafra, Castellaneta e, in un paesaggio ancora in parte simile, la lucana Matera &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span class="postbody"&gt;Il fatto che la Puglia risulti così chiaramente “tagliata” in gradinate rocciose e dotata di territori dalla natura nettamente diversa, ha determinato storie economiche diverse ed una diversa cultura gastronomica; forse questo spiega anche il singolare fenomeno per cui, già a meno di 20 km dal mare, si può gustare una cucina esclusivamente di terra, centrata con mirabile freschezza e leggerezza sui sapori dell’orto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="line-height: 115%;font-size:9;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoListParagraphCxSpLast" style="text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoListParagraphCxSpLast" style="text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="line-height: 115%;font-size:85%;" &gt;Per questo articolo abbiamo usato:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="line-height: 115%;font-size:85%;" &gt;Paola Sereno, &lt;i style=""&gt;Paesaggio come documento&lt;/i&gt;, in «Campagna e industria. I segni del lavoro», collana «Capire l’Italia», Touring Club Italiano, Milano 1981&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="line-height: 115%;font-size:9;" &gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Andrea Bissanti, &lt;i style=""&gt;La Puglia&lt;/i&gt;, in «I paesaggi umani», collana «Capire l’Italia», Touring Club Italiano, Milano 1977&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-311462725936703709?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/311462725936703709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=311462725936703709' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/311462725936703709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/311462725936703709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/09/volo-duccello-puglia-una-regione-di.html' title='A volo d&apos;uccello... Puglia, una regione di pietra'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_CapCoE-P5dw/RubvE0r0SKI/AAAAAAAAABQ/LYHMy8vD2i4/s72-c/GiurdignanoMenhir.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-7778985958432251406</id><published>2007-09-11T11:26:00.000+02:00</published><updated>2008-12-09T01:09:19.570+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>EP 445 929: il brevetto di un furto. La Monsanto, l'India, il grano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_preohPZege4/RuZhYNt_nxI/AAAAAAAAAAc/xcyTfQ8dL9M/s1600-h/2212-f-monsanto.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_preohPZege4/RuZhYNt_nxI/AAAAAAAAAAc/xcyTfQ8dL9M/s320/2212-f-monsanto.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5108877895925735186" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Nell'India nord-occidentale il frumento, è chiamato "kanak". All’inizio del secolo scorso sir Albert Howard, fondatore con la moglie G.L.C.Howard dell'agricoltura organica moderna, ne contava circa 37 varietà botaniche appartenenti a 10 sottospecie; tale varietà è frutto di secoli di esperienze dei contadini indiani per cercare di adattare le coltivazioni in funzione del gusto, delle capacità nutrizionali, delle diverse condizioni climatiche ed ecologiche. Il risultato di questo lavoro è un grano a bassa elasticità, ideale per la cottura in forno e a basso contenuto di glutine. Così come naturale è stato il processo di selezione delle sementi, naturale è stato anche il secolare scambio di semi fra i coltivatori; ma nello scambio molti semi sono andati a finire in diverse banche di geni internazionali fuori dall’India e, tra l’altro, nelle collezioni appartenenti all’amministrazione agricola degli Stati Uniti, del Giappone e dell’Europa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Le multinazionali dell’industria alimentare hanno accesso illimitato alle banche di geni, per cui il gioco è presto fatto: alcuni ricercatori, prima quelli della Unilever poi quelli della Monsanto, mappano il genoma del grano indiano e decidono di brevettarlo come invenzione. Il 3 maggio 1994 col numero 5.308.635, il 9 giugno 1998 col numero 5.763.741 e il 12 gennaio 1999 col numero 5.859.315, negli Stati Uniti vengono rilasciati brevetti per grani che producono impasti a bassa elasticità. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Nel 2003 la Monsanto legalizza il furto anche in Europa: nonostante la legge comunitaria vieti di brevettare piante, il 21 maggio l'Ufficio Europeo per i Brevetti di Monaco ha concesso alla Monsanto il brevetto EP 445929, che copre un grano che presenta una speciale qualità di cottura, derivato da quello indiano. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Il brevetto permette alla Monsanto di avere il completo monopolio di coltivazione, produzione e di trasformazione delle varietà di grano indiano a bassa elasticità; questo significa che i contadini indiani, per continuare a coltivare il grano che i loro stessi progenitori hanno selezionato in modo del tutto naturale, ora devono acquistarne i semi dalla Monsanto, che ne è "legittima" proprietaria. Significa che la fiorentissima industria dei prodotti da forno indiana, un giro d’affari di circa 1.5 milioni di dollari (85.000 forni industriali in tutto il Paese), è nelle mani della Monsanto. Significa anche che il pane tradizionale indiano, il chapattis, è adesso proprietà della Monsanto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt; E’il caso di ricordare un monito di sir Albert Howard: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="postbody"&gt;L'attuale condizione dell'agricoltura indiana è l'eredità d'esperienza tramandata per tempo immemorabile da un popolo poco influenzato dai molti cambiamenti di governo del paese. Le attuali pratiche agricole dell'India, per quanto strane e primitive possano apparire alle idee occidentali, meritano rispetto. Il tentativo di migliorare l'agricoltura indiana sulla base di linee occidentali sembra essere sostanzialmente un errore. Quello che ci vuole è, piuttosto, l'applicazione dei metodi scientifici alle condizioni locali, al fine di migliorare l'agricoltura indiana secondo le sue stesse linee. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Era il 1906.&lt;/span&gt;   &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Serena "Sissi" Venditto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Abbiamo consultato per questo articolo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.zmag.org/italy/shiva-biopirateriagrano.htm"&gt;http://www.zmag.org/italy/shiva-biopirateriagrano.htm&lt;/a&gt;  &lt;a href="http://www.zmag.org/italy/shiva-biotech.htm"&gt;http://www.zmag.org/italy/shiva-biotech.htm&lt;/a&gt;  &lt;a href="http://www.carta.org/rivista/mensile/02dic99/2Shiva.htm"&gt;http://www.carta.org/rivista/mensile/02dic99/2Shiva.htm&lt;/a&gt;  &lt;a href="http://www.radiomundoreal.fm/rmr/?q=it/node/20900"&gt;http://www.radiomundoreal.fm/rmr/?q=it/node/20900&lt;/a&gt;  &lt;a href="http://www.ecplanet.com/canale/ecologia-6/ogm-135/0/0/26920/it/ecplanet.rxdf"&gt;http://www.ecplanet.com/canale/ecologia-6/ogm-135/0/0/26920/it/ecplanet.rxdf&lt;/a&gt;  &lt;a href="http://www.newmediaexplorer.org/ivaningrilli/2003/08/22/la_monsanto_la_ricerca_genetica_ogm_e_gli_usa.htm"&gt;http://www.newmediaexplorer.org/ivaningrilli/2003/08/22/la_monsanto_la_ricerca_genetica_ogm_e_gli_usa.htm&lt;/a&gt;  &lt;a href="http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,78152,00.html"&gt;http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,78152,00.html&lt;/a&gt;  http://italy.peacelink.org/ecologia/articles/art_4885.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sopra, un'immagine tratta da &lt;a href="http://www.radiomundoreal.fm/"&gt;www.radiomundoreal.fm&lt;/a&gt; - Copyright degli aventi diritto&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-7778985958432251406?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/7778985958432251406/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=7778985958432251406' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/7778985958432251406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/7778985958432251406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/09/ep-445-929-il-brevetto-di-un-furto-la.html' title='EP 445 929: il brevetto di un furto. La Monsanto, l&apos;India, il grano'/><author><name>Sissi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09406335223081231239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_preohPZege4/RuZhYNt_nxI/AAAAAAAAAAc/xcyTfQ8dL9M/s72-c/2212-f-monsanto.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-992712579382567925</id><published>2007-09-11T02:32:00.000+02:00</published><updated>2007-09-11T13:54:00.076+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dopo la tavola'/><title type='text'>Le indecensioni...</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNoSpacing"  style="text-align: justify; font-weight: bold;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Questa non è le recensione di un ristorante dove andare, ma il racconto di un incubo nel quale non entrare. Non serve sapere dov’è accaduto, ma che cosa vi è accaduto, perché ne facciate tesoro e, alle prime avvisaglie, possiate fuggire a gambe levate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="font-family: verdana; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing"  style="text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Tal volta un errore all’incrocio può risultare fatale... &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Ero in estate con un caro amico, che mi era venuto a trovare nel Comune del campobassano dove risiedevo, e da dove siamo partiti per un viaggio alla ventura, senza mete, nell’Alto Molise. Taccio delle terribili strade interpoderali che abbiamo percorso, fatto sta che, se ad un incrocio avessimo proseguito dritti, avremmo mangiato in un agriturismo che difficilmente avrebbe uguagliato, nel male, il ristorante di fronte al quale, invece, siamo andati a sbattere per quell’errore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Il ristorante – di cui non faccio il nome - si trovava presso un incrocio, in una posizione che salta talmente all’occhio da prendere per il crampo allo stomaco, e noi ne avevamo: s’era fatto tardi e le curve ci avevano resi impazienti. Si trattava di uno stabile molto ampio, posto al centro di una spianata, dotato di un vasto parcheggio e di un altrettanto ampio spazio per mangiare all’aperto, per lo più sotto una veranda. Una volta entrati, ci accolse una grande sala di forma irregolare con svariate decine di tavoli, del tipo consueto nei ristoranti da cerimonia di second’ordine, dove si consumano comunioni e matrimoni pieni di invitate traccagnotte travestite di fumose reinterpretazioni di abiti imperiali, veri e propri tini addobbati di tende mantovane su tacchi malfermi ed altri complementi del miglior provincialismo (salvo poi scoprire che son molto meglio i contadini vestiti a festa, sinceri e impudichi, con le loro ciabatte indossate a fine pranzo nuziale, piuttosto che l’ipocrita &lt;/i&gt;understatement&lt;i&gt; della &lt;/i&gt;upper class&lt;i&gt; metropolitana).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;L’interno era sobrio e semplice, anche se non mancavano elementi di quella pretesa eleganza che si serve di un’oramai insopportabile citazione da chissà quale idea dell’Antico: una colonna centrale con intonacatura marmorizzata ed applique in ottone dorato dalla foggia baroccheggiante. Questa falsa atmosfera aristocratica, come se entrassi nella casa di un barone, ci prese allo stomaco con un pugno, aggiungendosi al crampo della fame.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Aspettiamo circa cinque minuti per l’acqua (le persone a sedere sono in tutto una quarantina, di cui la maggior parte ad un solo lungo tavolo, ragion per cui sarebbero potuti essere anche più solerti); accade però che avevamo chiesto l’acqua effervescente naturale e invece ci viene portata la S. Cassiano, che è un’acqua naturale. Pazienza, l’accettiamo lo stesso, anche perché era agosto, e del caldo ne avevamo abbastanza.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Scegliamo di provare il menu degustazione di carni (€20), che comprende un buon numero di pietanze, e il vino, un «Contado» 1999 di Di Majo Norante (vitigno Aglianico). Dopo qualche minuto il giovane cameriere ci porta un Aglianico di Mastroberardino, al che faccio notare l’errore e me lo faccio sostituire con quello richiesto (il cameriere gira sui tacchi e ciancica un «vediamo se c’è» che non depone affatto a suo favore). Torna dopo poco, con il vino giusto, finalmente, ma già annegato dentro un cestello per il ghiaccio che per un Aglianico e quasi qualunque altro vino è una morte sicura: il vino si opacizza, il sapore e i sentori si mortificano, il profumo svilisce. Fatto sta che, in una giornata all’insegna della goliardia, non ero in vena di proteste e decido di sorvolare sull’incidente, ma ovviamente, dopo neanche cinque minuti, tolgo la bottiglia dal quel purgatorio di ghiaccio dove scontava peccati non suoi e la poggio sulla tovaglia. Dopo più di mezz’ora avrei dovuto far notare io al cameriere che, datosi il tipo di vino, quel cestello era del tutto inutile e poteva anche essere portato via, invece è rimasto a lungo in nostra compagnia. &lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Sul tavolo facevano la loro –pessima- figura due paja di bicchieri con forma vagamente a calice, dal gambo tozzo, di dimensioni leggermente diverse; certamente, non un buon segno di premura per il vino; pazienza, dici. Però puzzavano terribilmente di una puzza che potrebbe essere descritta come qualcosa a metà strada fra la muffa e l’odore di un cane dal pelo bagnato. Avremmo potuto farli sostituire, ma la constatazione che tutti e quattro avevano lo stesso difetto e l’osservazione che, nessuno escluso, presentavano evidenti aloni di calcare formatisi in seguito all’asciugatura, ci hanno indotto a ritenere che fossero stati lasciati dentro la lavastoviglie per un bel po’, dove l’acqua si era asciugata formando quelle balze di calcare che notavamo, e avevano preso quell’odore di muffa così fastidioso. Inutile, quindi, chiedere che fossero sostituiti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;E passiamo a ciò che abbiamo mangiato. L’&lt;b&gt;antipasto&lt;/b&gt; comprende:&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;          uno scampolo (uno scandalo!) di ventricina corrispondente a ca. un quarto di fetta, addirittura mancante nel piatto del mio amico. In ogni caso il suo sapore ha un caratteristico fondo dolciastro, indice di una maturazione incalzata artificiosamente con qualche additivo chimico in polvere;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;     una fetta di comune lonzino. Grave, gravissimo che in questa zona, dove si producono ottimi filetti (salami magri), soppressate e ventricine, ci si debba ridurre a comprare un banale, opaco lonzino di chissà quale produttore del Nord; &lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;        un comune speck, e vale quanto detto sopra;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;      comuni sott’olio comprati (e accidenti, a 200 metri da lì c’è un capannone industriale, che ospita un frantoio).&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;Prosequamur&lt;/i&gt;:&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;un anemico, terribile prosciutto;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;div class="MsoNoSpacing" style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify;"&gt;un formaggio senza sapore, odore, senso e speranze, che sarebbe dovuto essere un fresco vaccino.&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Dopo questo deludente inizio, ci vennero portati gli &lt;b&gt;assaggi di carne&lt;/b&gt;, preparati in bocconcini assolutamente insufficienti per 2 persone. Trovammo nel piatto la situazione che può descrivere chi giunga sul campo poco dopo la conclusione di una battaglia. La carne era tagliata male, i pezzi erano di qualità scadente, pieni di grasso, evidentemente non scelti, ma presi a manate cieche; insipidi, stoppacciosi, pieni di minute scaglie d’osso, infine duri ed alcuni perfino bruciacchiati. Il loro condimento era melenso ed eccessivamente carico di cipolla cotta, evidentemente caricata a bella posta per dare un sapore a ciò che sapido di per sé non era. Alcuni bocconcini erano tutt’osso: una cattiveria gratuita, un atto di tirchieria della peggior specie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Alla fine non ci vennero cambiati i piatti, ma poiché ci restava da mangiare le bruschette (già sul tavolo da un po’, così nel frattempo erano diventate appena tiepide) questa manchevolezza non ci parve un vero errore. Delle &lt;b&gt;bruschette&lt;/b&gt; io penso sempre: ma perché ci mettete su i pezzettini di pomodoro? A che servono? Che senso hanno? Personalmente, la ritengo una moda assai diffusa e senza storia, che non rende giustizia né del pane, né dell’olio, tanto meno del pomodoro; quanto a questo, non sarebbe stato opportuno coglierlo da un orto anziché comprarlo al supermercato? Meglio sarebbe se presentassero il pane abbrustolito con l’olio e, in un piattino a parte, un profumato pomodoro grande e assai maturo, da spaccare a metà (o meglio ancora, già aperto), da strofinare sul pane, il che anche i più sussiegosi potranno giostrare con la forchetta. Questa sarebbe &lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;una trovata efficace, soprattutto in una trattoria: la bruschetta, così, è assai, assai più saporita. Me lo insegnarono i contadini, &lt;/i&gt;mica cotica&lt;i&gt;. Infatti i pezzettini di pomodoro rimangono sulla superficie del pane (il quale, in quanto abbrustolito, è per di più indurito e quindi ancora più difficile da impregnare), mentre nel secondo caso la strofinatura porta in profondità il suo succo (ciò che conta) e per la stessa pressione esercitata intride la mollica, insaporendola ed amalgamandosi all’olio. In ogni caso l’olio delle bruschette era buono: extravergine d’oliva di sicuro. Almeno questo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Ci vennero portati i &lt;b&gt;primi&lt;/b&gt;, che nel menu degustazione consistevano in un unico piatto ovale con una metà di fettuccine ai funghi e l’altra metà di cavatelli al sugo di cinghiale. Prima nota: io col cinghiale ci provo sempre. Sapevo che in zona ce ne sono,&lt;span style="font-size:0;"&gt; &lt;/span&gt;ragion per cui ho voluto sperimentare se per caso questo ristorante si fosse accordato con qualcuno di essi. Non saprei dire se quello fosse cinghiale (d’allevamento) o meno, ma di certo non era animale cacciato: dei minutissimi brandelli di carne condivano dei cavatelli della peggior specie, non solo comprati –anzi che essere fatti in casa-, ma anche di pessimo pastificio. E le fettuccine? Ancora peggio! Di una semola scadente, lisce, sudaticce direi, su cui era stato poggiato un pajo di fette di funghi porcini (di coltura perché l’unico sapore identificabile era come di polvere), col che il cuoco doveva ritenere di aver fatto “fettuccine ai funghi”. Non è sbagliato il piatto, ma la preposizione: bisognerebbe dire fettuccine &lt;b&gt;con&lt;/b&gt; funghi porcini, come quando si dice “ho visto Piero con Marco”, ma magari Marco e Piero si odiano. La pietanza non aveva davvero alcun sapore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;"&gt;Quando ci portano l’insalata, la troviamo già condita. Ebbene, io e Silvio siamo di bocca buona, d’accordo, ma –buon Dio!- se uno di noi due avesse avuto in odio l’aceto o se la mia gastrite fosse stata ulcera avrei dovuto rimandare indietro il piatto e magari pagarlo pure! Ma poiché effettivamente siamo di bocca buona, ce la mangiamo così com’è.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify;" align="right"&gt;&lt;i&gt;In breve: finimmo di bere il vino, e al momento del conto ci viene offerto un amaro. Fu dolce, a dire il vero; amaro lo era stato tutto il resto. Ce ne andammo sconsolati e spossati, come quando si è provati e vinti da un nemico insormontabile, con la sola soddisfazione di avere bevuto tanto vino da esserci ubriacati. Mi spiego ora perché da quelle parti i vecchi bevano litri di birra ogni giorno: i ristoranti debbono essere molti, e particolarmente scadenti.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: right; font-weight: bold;"&gt;&lt;em&gt;Francesco "Chicco" Panzetti&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-992712579382567925?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/992712579382567925/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=992712579382567925' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/992712579382567925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/992712579382567925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/09/le-indecensioni.html' title='Le indecensioni...'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-3507226822067361429</id><published>2007-09-11T02:23:00.000+02:00</published><updated>2008-12-09T01:09:19.792+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Prima della tavola'/><title type='text'>La storia della Spiga</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_CapCoE-P5dw/RuXhnEr0SJI/AAAAAAAAABI/XQK80AduZ3I/s1600-h/13638.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5108737413710366866" style="margin: 0px auto 10px; display: block; cursor: pointer; text-align: center;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_CapCoE-P5dw/RuXhnEr0SJI/AAAAAAAAABI/XQK80AduZ3I/s320/13638.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ma perché mai bisognerebbe occuparsi della storia del grano nelle società umane, ovvero della storia dell’uomo attraverso le vicende del grano? La risposta, a dire il vero, può essere lapidaria: perché senza il grano non saremmo qui a porci questa domanda. Benché saremmo sopravvissuti lo stesso anche senza, si può essere certi che in tal caso, probabilmente, il mondo somiglierebbe ancora a quello del Mesolitico, o di un’eterna ed embrionale alba della civiltà.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella Fertile Mezzaluna, in un’area che comprende la pianura mesopotamica, parte della Siria e della Palestina, le società umane compiono un salto dalla raccolta delle piante selvatiche al loro domesticamento; e questo avviene in un preciso momento storico (all’incirca il 15'000 a. C.), determinato dalle forme politiche che quelle stesse società hanno, dalle loro conoscenze tecniche e dallo sviluppo del linguaggio rispetto ai periodi interglaciali precedenti. Benché all’inizio coltivare fosse più duro che raccogliere o cacciare, le madri, non dovendo più spostarsi, conseguirono al contempo sia una diminuzione della mortalità infantile, sia un più diretto controllo sulle fonti alimentari; probabilmente i cambiamenti iniziali ricaddero anche sull’allevamento, di cui sembra che si siano sfruttati ora anche il latte e la lana. Comincia così la “rivoluzione neolitica”, ovvero la nascita dell’agricoltura. Ma per quanto essa sia importante in sé, tutto quello che è seguito è passato essenzialmente attraverso la coltivazione dei cereali, e in particolar modo del grano; pertanto ripercorrere la sua storia significa ripercorrere la storia dell’umanità stessa, e capire perché ancora oggi esso sia tanto importante, e valga la pena di difenderlo dai numerosi pericoli che minacciano questo patrimonio inestimabile dell’umanità. &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Insieme all’epocale scelta di vivere stanzialmente anziché nomadicamente, l’altra conquista è stata la lenta opera di selezione operata dall’uomo sulle varietà coltivate, al fine di ottenere piante più resistenti (le spighe non debbono staccarsi facilmente dallo stelo) e dai semi nudi, cioè non coperti dalle &lt;i&gt;glumette&lt;/i&gt;, le sottili pellicole che avvolgono ciascuna cariosside (o chicco); esse, infatti, sono indigeribili e risultano difficili da separare, per cui all’inizio, nelle prime varietà sfruttate, il grano doveva essere arrostito sul fuoco, poi cotto fino a formare una pappetta, oppure doveva essere macinato, mescolato con l’acqua e quindi cotto in un forno. Così, da una necessità nasce forse il pane.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;I cereali, a differenza della gran parte delle altre piante alimentari, erano anche facilmente immagazzinabili per lunghi periodi, ovviamente a condizione di essere tenuti all’asciutto e al riparo da insetti e roditori. Questo ha permesso di farli diventare un mezzo si scambio, facendo in particolar modo del grano una delle prime forme di denaro della storia dell’umanità. Secondo Dénise Schmandt-Besserat [1] (Univ. di Austin, Texas), la scrittura sumerica –che è la più antica finora attestata- non sarebbe nata nel IV mill. a. C. come scrittura cuneiforme, ma sarebbe stata preceduta per almeno 5'000 anni da un sistema di computo costituito da piccoli contrassegni di argilla che simboleggiavano i beni secondo unità di misura standard, e che verso il 3'500 a. C. sarebbero stati inseriti in &lt;i&gt;bullae&lt;/i&gt; di creta, sorta di sfere cave riempite degli stessi contrassegni, ma con simboli ripetuti anche fuori come forma di garanzia, ad accompagnamento dei beni stessi. Il grano e le altre derrate, se conservate, risultano ingombranti, le macine sono pesanti, e tutto ciò spinge le comunità a divenire stanziali. Inoltre, il passaggio dalla raccolta alla produzione implica l’emergere del concetto di proprietà, e quindi anche l’esposizione al furto e alla rapina; questo spinge gli abitanti a costruire i primi villaggi permanenti [2] e a fortificarli con alte mura, opere immani per l’epoca [3] che a loro volta presuppongono notevole volontà politica e capacità organizzativa.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il graduale sviluppo di questo sistema portò nel IV mill. a. C. alla nascita delle città, o, si potrebbe dire, al sorgere stesso delle entità statali; dell’urbanizzazione furono certamente presupposti materiali la tesaurizzazione degli alimenti presso i templi sumerici e lo sviluppo del commercio delle eccedenze, nonché la formazione di lavoratori specialisti; con gli specialisti si separa la produzione dalla trasformazione, nascono le gerarchie lavorative, le prospettive di carriera. A loro volta, la moltiplicazione delle attività stimola fortemente la produzione di manufatti in ceramica (con l’invenzione di tegami e padelle, cioè di un nuovo modo di cucinare, di nuovi sapori) e di utensili in metallo. Tutti fattori che hanno prodotto la concentrazione delle ricchezze nelle mani di poche persone determinando un notevole mutamento nelle forme politiche. Ma poiché aumenta il commercio, vi è anche la necessità di trasportare i prodotti a sempre maggior distanza; per questo, nelle tavolette cuneiformi di Uruk, già in quel periodo compaiono disegni di carri con le ruote (più o meno contemporaneamente all’invenzione dell’aratro). Lo sviluppo tecnologico riceve per la prima volta una spinta da quello del mercato, e, per inciso, i Sumeri trasformano per la prima volta al mondo il territorio naturale con la costruzione di canali di irrigazione ed irregimentazione delle acque del Tigri e dell’Eufrate. Questo è il motivo per cui ci occuperemo spesso di archeologia del paesaggio.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;i&gt;Fine della prima puntata&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Francesco "Chicco" Panzetti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Note&lt;/p&gt;&lt;div id="ftn1"&gt;&lt;p class="MsoFootnoteText"&gt;[1] Pagina personale: &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scrittura_sumera"&gt;storia della scrittura sumerica&lt;/a&gt; (Wikipedia)&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ftn2"&gt;&lt;p class="MsoFootnoteText"&gt;[2] P. es. Gerico, sorta intorno al 9'000 a. C. intorno ad una ricca sorgente&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ftn3"&gt;&lt;p class="MsoFootnoteText"&gt;[3] A Gerico, per una popolazione di circa 1'500 persone, furono mobilitate oltre 10'000 tonnellate di pietre per l’edificazione del muro di cinta.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-style: italic;"&gt;Per questo articolo abbiamo usato:&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mario Liverani, &lt;i&gt;Antico Oriente. Storia società economia&lt;/i&gt;; ed. Laterza, Roma 1988&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Michael Roaf (a cura di), &lt;i&gt;Atlante della Mesopotamia e dell’antico Vicino Oriente&lt;/i&gt;; Ist. Geografico De Agostini, Novara 1992&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sopra, un'immagine tratta da www.scattando.it - Copyright degli aventi diritto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-3507226822067361429?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/3507226822067361429/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=3507226822067361429' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3507226822067361429'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3507226822067361429'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/09/la-storia-in-una-spiga.html' title='La storia della Spiga'/><author><name>Chicco</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05967123762897448990</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_CapCoE-P5dw/RuXhnEr0SJI/AAAAAAAAABI/XQK80AduZ3I/s72-c/13638.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-3713175198748881443</id><published>2007-09-10T00:30:00.001+02:00</published><updated>2008-12-09T01:09:20.012+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sopra la tavola'/><title type='text'>La Caprese: dolce serendipità...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_preohPZege4/RuR55Nt_nwI/AAAAAAAAAAU/eRuIXivvWog/s1600-h/caprese.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_preohPZege4/RuR55Nt_nwI/AAAAAAAAAAU/eRuIXivvWog/s320/caprese.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5108341901187063554" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_preohPZege4/RuR499t_nvI/AAAAAAAAAAM/9S3_VoYb1TQ/s1600-h/caprese.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nonostante si tratti probabilmente di uno dei dolci più celebri ed apprezzati della pasticceria napoletana, la Torta Caprese, molto diffusa, oltre che a Capri, nella Penisola Sorrentina e in Costiera Amalfitana, avrebbe in realtà origini piuttosto recenti. Secondo la vulgata, riportata da Cecilia Coppola in "Zeppole, struffoli e chiffon rosso", sarebbe stata creata, assolutamente per caso, negli anni '20 del secolo scorso dal cuoco Carmine Di Fiore. Si racconta che il Di Fiore stesse preparando una torta alle mandorle per tre malavitosi americani giunti a Capri per acquistare una partita di&lt;br /&gt;ghette per il boss dei boss, Al Capone. Il cuoco dimenticò di aggiungere la farina nell'impasto: questo errore, che avrebbe potuto costargli caro, fu invece la sua fortuna, poiché la torta riuscì talmente buona che gli americani pretesero di avere la ricetta e di lì a poco Di Fiore prese a produrre la torta con regolarità, ottenendo subito grande successo.   Leggendo in vari testi di cucina e vagando sul web emerge un dato: non esistono due ricette uguali della caprese neanche a pagarle. Al di là dei dosaggi di zucchero, uova e cioccolato, la differenza sostanziale è proprio la presenza della farina. Le ricette più accreditate, comunque, non contemplano né farina né lievito, ed il motivo è semplice: la caprese perfetta – l'idea platonica di caprese, oserei – ha un cuore morbidissimo ed umido, quasi sciolto, risultato che la presenza della farina non consentirebbe. Con questa ricetta, invece, dovreste ottenerlo senza problemi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ingredienti    &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;300 g di mandorle non pelate, 150 g di burro, 200 g di zucchero, 5 uova, 1 bustina di vanillina, 150 g di cioccolato fondente (preferibilmente 80% di cacao minimo), un bicchierino di liquore dolce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;   Tritare le mandorle, facendo in modo che una metà sia ridotta in farina ed un'altra in granella più grossolana: è importantissimo che abbiano la pellicina, poiché è proprio quest'ultima che dà struttura al dolce. Sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria con un po’ di burro. Unire in una terrina lo zucchero, il burro (fuso a fuoco dolce, conferisce grande morbidezza alla torta. attenzione, inoltre, a non farlo fumare: assume un pessimo sapore ed è anche cancerogeno), i tuorli, un bicchierino di liquore dolce (ottimo l'amaretto di Saronno, anche se non filologico) e la bustina di vanillina. Montare gli albumi a neve. Unire il tutto, incorporando per ultimi gli albumi a neve, e cuocere in forno preriscaldato a 180° per 30- 40 minuti (controllare con uno stecchino; le variazioni di tempo dipendono anche dalla grandezza del forno).&lt;br /&gt;Una volta nel forno, la torta tenderà a gonfiarsi, per poi sgonfiarsi di colpo: niente panico, è un movimento fisiologico che non compromette assolutamente né la consistenza né il sapore del dolce.    Servire cosparsa di zucchero a velo, magari accompagnandola con un buon passito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Della caprese esiste anche una versione più recente, la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;caprese bianca&lt;/span&gt;: la ricetta è identica, solo che si usa il cioccolato bianco al posto di quello fondente (ottimi risultati con quello aromatizzato alla vaniglia, targato Lindt) ed il limoncello nel ruolo del liquore dolce.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Serena "Sissi" Venditto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sopra, un'immagine tratta da &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://apemaia.wordpress.com/"&gt;apemaia.wordpress.com&lt;/a&gt; - Copyright degli aventi diritto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Pamxs2vEl4U/RuP-bdiUljI/AAAAAAAAABk/55IRmDvGV5c/s1600-h/braciolecotica.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-3713175198748881443?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/3713175198748881443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=3713175198748881443' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3713175198748881443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/3713175198748881443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/09/la-caprese-dolce-serendipit_10.html' title='La Caprese: dolce serendipità...'/><author><name>Sissi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09406335223081231239</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_preohPZege4/RuR55Nt_nwI/AAAAAAAAAAU/eRuIXivvWog/s72-c/caprese.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-2876636614708055401</id><published>2007-09-09T16:06:00.000+02:00</published><updated>2008-12-09T01:09:20.308+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sopra la tavola'/><title type='text'>O' Rraù</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Pamxs2vEl4U/RuP-jtiUlkI/AAAAAAAAABs/_w6HyB49-8Y/s1600-h/braciolecotica.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Pamxs2vEl4U/RuP-jtiUlkI/AAAAAAAAABs/_w6HyB49-8Y/s320/braciolecotica.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5108206291840702018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="postbody"&gt; Il termine francese &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ragout&lt;/span&gt; si traduce in stufato o spezzatino di carne ed ha la stessa radice di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ragoutant&lt;/span&gt;, che significa appetitoso; dall’incontro con il pomodoro il ragout francese è diventato &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ragù&lt;/span&gt;, il noto condimento per la pasta presente in tutta la tradizione gastronomica italiana.&lt;br /&gt;La preparazione del ragù varia a seconda delle regioni fondamentalmente in funzione di due aspetti: il tipo di carne utilizzata, se macinata o in pezzi interi, ed i tempi di cottura, dalle due ore di alcuni ragù col macinato, ai due giorni di certi ragù napoletani.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;O’ rraù&lt;/span&gt;, come è noto, ha nella tradizione culinaria partenopea un ruolo fortemente simbolico: è stato (ed in certi casi lo è ancora) il rituale irrinunciabile del pranzo domenicale, la pietanza sacra intorno alla quale si riunisce la famiglia allargata; emblema dello slow food, considerato il lungo tempo necessario a cucinarlo e (soprattutto!) a digerirlo, o’rraù è uno, nessuno e centomila, tante quante sono le varianti presenti nelle diverse ricette che si ricavano dalla tradizione scritta e orale.&lt;br /&gt;Partiamo dalle certezze… gli ingredienti fondamentali del ragù napoletano sono: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;carne in pezzi interi, pomodoro, condimento (sugna o olio), cipolle, vino, sale e pepe&lt;/span&gt;; è altrettanto certo che deve cuocere per molte ore e che deve risultarne un sugo morbido, di colore rosso scuro, con cui condire pasta corta, preferibilmente ziti spezzati, ma anche paccheri o lasagne.&lt;br /&gt;Salvo questi pochi punti fermi, tante sono le ricette del vero ragù napoletano quante sono le nonne, le mamme e le zie addette alla preparazione del pranzo domenicale: dalla scelta degli ingredienti alle tecniche utilizzate nei passaggi più critici della preparazione, a Napoli si può discutere per ore su qual è il modo migliore per cucinare o’ rraù come si deve.&lt;br /&gt;La prima volta che l’ho cucinato ho seguito le istruzioni che ho trovato su un ricettario tradizionale, apportando qualche variazione perché non ho potuto reperire la conserva di pomodoro, che non è il pomodoro imbottigliato in casa ma è un concentrato ristrettissimo che si faceva asciugando al sole succo di pomodoro salato.&lt;br /&gt;Nonostante i diversi e contraddittori suggerimenti ricevuti da cuoche più anziane e più esperte, ho continuato a preparare il ragù sempre nello stesso modo perché, in definitiva, ciascuno fa il suo ragù…ciò di cui veramente non si può fare a meno, che le cipolle siano rosse o bianche e che si usi la sugna o l’olio d’oliva, sono una ferma pazienza ed una calda passione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Ricetta del ragù &lt;/span&gt;(&lt;span style="font-style: italic;"&gt;variazioni da una ricetta di Vittorio Gleijeses, A Napoli si mangia così, La Botteguccia, Napoli&lt;/span&gt;) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;" class="postbody"&gt; Ingredienti per 6-8 persone &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="postbody"&gt; girello di manzo 1 kg  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="postbody"&gt; cipolle gr. 350   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="postbody"&gt; concentrato di pomodoro gr. 600 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="postbody"&gt; olio extravergine di oliva gr. 200 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="postbody"&gt; gallinelle di maiale o tracchiulelle 6 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="postbody"&gt; vino rosso di Gragnano ¼ di litro &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto bisogna legare il pezzo di manzo, eventualmente contornandolo con piccole trance di pancetta; bisogna poi mettere l’olio, le cipolle tritate, il manzo e le tracchiulelle in una pentola piuttosto larga ed alta e porla su un fuoco medio.&lt;br /&gt;La carne deve chiudersi , ovvero formare una crosta scura, mentre le cipolle devono appassire senza bruciare; per ottenere questo risultato bisogna restare inchiodati al fornello, sempre pronti a bagnare il contenuto della pentola con due dita di vino appena sembra che possa bruciare.&lt;br /&gt;Le cipolle si devono consumare, cioè quasi scomparire e, quando la carne sarà diventata di un bel colore marroncino tutt’intorno, bisogna toglierla dalla pentola ed aggiungere gradualmente il concentrato, amalgamandolo bene col fondo di cottura della carne; non appena il sugo sta per attaccarsi al fondo, bisogna aggiungere un po’ di vino o, se fosse terminato, un po’ d’acqua.&lt;br /&gt;La fase finora descritta comporta circa tre ore di lavoro.&lt;br /&gt;Una volta amalgamato il concentrato di pomodoro, bisogna rimettere la carne nella pentola e aggiungere acqua fino a coprirla, salare e pepare.&lt;br /&gt;Posto un coperchio sulla pentola senza chiuderla del tutto, in modo che resti un piccolo sfiatatoio, non appena il sugo avrà preso a bollire bisogna mettere il fuoco al minimo in modo che il ragù possa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pippiare&lt;/span&gt;, ovvero bollire in maniera molto lieve ma costante (il verbo è onomatopeico e può aiutare a capire che tipo di suono deve produrre il bollore del ragù).&lt;br /&gt;Solo adesso ci si può allontanare dalla pentola, stando però sempre attenti a controllare che il sugo non si attacchi sul fondo.&lt;br /&gt;La carne deve essere molto cotta ma non quanto il ragù: quando le tracchie cominceranno a staccarsi dall’osso dovranno essere tolte dal sugo, così come il girello quando potrà essere facilmente penetrato con una forchetta.&lt;br /&gt;È opportuno cominciare la preparazione del ragù dalla sera precedente: dopo una notte di riposo può continuare a pipiare per alcune ore della mattina successiva, finché non si ottiene un sugo di un colore rosso scuro che va nel marrone.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Col sugo si possono condire ziti spezzati, paccheri, rigatoni ma anche cannelloni e lasagne, mentre la carne farà da secondo accompagnata, come vuole la tradizione, da&lt;span style="font-style: italic;"&gt; friarielli&lt;/span&gt; saltati crudi in padella con aglio, olio e peperoncino.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Rosaria "fungo" Bisceglia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sopra, un'immagine tratta da &lt;/span&gt;&lt;a style="font-style: italic;" href="http://www.gennarino.org/"&gt;www.gennarino.org&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; - Copyright degli aventi diritto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Pamxs2vEl4U/RuP-bdiUljI/AAAAAAAAABk/55IRmDvGV5c/s1600-h/braciolecotica.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-2876636614708055401?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/2876636614708055401/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=2876636614708055401' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/2876636614708055401'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/2876636614708055401'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/09/o-rra.html' title='O&apos; Rraù'/><author><name>Yogurtzine</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16967335818074536765</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Pamxs2vEl4U/RuP-jtiUlkI/AAAAAAAAABs/_w6HyB49-8Y/s72-c/braciolecotica.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3472800434436142342.post-8441595051781139159</id><published>2007-09-09T15:59:00.000+02:00</published><updated>2007-09-09T16:40:16.755+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sopra la tavola'/><title type='text'>Cucine regionali: una mitologia moderna</title><content type='html'>&lt;i style=""&gt;Le cucine regionali raggruppano, per mezzo di confini nati dalla politica, universi gastronomici appartenenti a realtà diverse. Ma le affinità e le differenze nei cibi sono frutto della natura del territorio e dei rapporti culturali fra le popolazioni, che nessuna regione o provincia esprime più&lt;span style="text-transform: uppercase;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ogni qual volta pensiamo ad un prodotto alimentare od una ricetta, non possiamo non associarlo ad un territorio che genera l’uno o l’altra. Questo perché per noi un qualsiasi cibo od una pietanza costituiscono il precipitato storico di una comunità, che si esprime attraverso un insieme di caratteri culturali che, pur irriducibili nelle loro molteplici differenze interne, nondimeno percepiamo come unitari.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non riusciremmo, neanche se volessimo, a separare cucina e territorio. Pertanto, per&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;capire se possiamo parlare di cucine regionali o meno, dobbiamo entrare nel merito della storia delle suddivisioni territoriali.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il problema sorge, infatti, quando nominiamo un dato territorio, poiché con l’organizzazione di uno Stato spesso si creano divisioni amministrative interne, che tracciano dei confini e incidono sull’identità –percepita dal di dentro o dal di fuori- dei cittadini che ci vivono. In questo modo la mappa mentale dei cibi e delle pietanze viene influenzata dalla politica, in un continuo mutare di spartiacque culturali che caratterizzano le culture millenarie come la nostra.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;È notorio che da almeno due secoli la penisola italiana, contesa fra diversi Stati, è stata divisa da province: porzioni di territorio più o meno ampio, di solito create cogliendo dei caratteri culturali unitari, ma anche sovente concepite come luoghi in cui esercitare pressioni sugli Stati confinanti. Le province giunte fino a noi descrivono in realtà aree spesso internamente assai diversificate, senza considerare le differenze culturali che possono esservi riscontrate, e le conseguenze che esse provocano anche al livello di auto identificazione. Molto più saggia era stata la suddivisione dell’Italia in &lt;i style=""&gt;regiones&lt;/i&gt; da parte di Augusto, poiché allora era stata rispettata la geografia dei vari popoli italici, molti dei quali a quel tempo erano ancora vivi. Per esempio, da Roma in su, a partire dalla riva destra del Tevere, cominciava &lt;st1:personname productid="la Regio VII" st="on"&gt;la &lt;i style=""&gt;Regio VII&lt;/i&gt;&lt;/st1:personname&gt;, &lt;i style=""&gt;Etruria&lt;/i&gt;, poiché era ancora viva, nel ricordo dei Romani, la presenza della grande nemica storica, Veio; ma anche il territorio della Tuscia (attuale provincia di Viterbo) si distingue da quello della campagna romana a sud della capitale, assimilandosi gradualmente al paesaggio maremmano toscano. Il caso campano è probabilmente più complesso, ma sta di fatto che Augusto accorpò quasi tutta l’Irpinia alla &lt;i style=""&gt;Regio II&lt;/i&gt;, &lt;i style=""&gt;Apulia&lt;/i&gt;; quest’ampia fascia di terra unisce del resto il Tirreno e l’Adriatico da millenni, e molte sono le testimonianze di una storia locale che guarda spesso più al versante orientale che a quello occidentale. Ancora oggi i caratteri culturali del Sannio beneventano e dell’Irpinia (denominazioni risalenti a tribù sabelliche) sono così distinti da quelli della Campania costiera, da creare numerosi problemi d’identità. Tutto l’entroterra del Cilento, invece, fu attribuito alla &lt;i style=""&gt;Regio III&lt;/i&gt;, &lt;i style=""&gt;Lucania et Bruttium&lt;/i&gt;, perché già da prima dell’arrivo dei Greci i popoli autoctoni mostravano caratteri unitari con quelli della Lucania attuale e della Calabria del Nord. Ancora un esempio è fornito dalla Sabina, ricompresa non nel &lt;i style=""&gt;Latium&lt;/i&gt; ma nel &lt;i style=""&gt;Samnium&lt;/i&gt; (&lt;i style=""&gt;Regio IV&lt;/i&gt;): &lt;st1:personname productid="la Sabina" st="on"&gt;la  Sabina&lt;/st1:personname&gt;, infatti, era considerata dagli storiografi greci e romani come la terra d’origine dei Sanniti, che se n’erano distaccati compiendo il rito della Primavera Sacra; numerosi elementi archeologici e linguistici confermano questi dati. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Tale coerenza comincia a spezzarsi con le divisioni amministrative successive: per rimanere nell’esempio campano, il Salernitano e il Cilento vengono accomunati nella provincia del Principato, sebbene ancora distinto in Ultra e Citra; &lt;st1:personname productid="la Contea" st="on"&gt;la Contea&lt;/st1:personname&gt; di Molise abbracciava anche buona parte del Beneventano. I cambiamenti culturali non furono indotti soltanto dal sostrato etnico preromano, ovviamente, ma anche dai confini secolari creatisi con la formazione degli Stati preunitari: così &lt;st1:personname productid="la Sabina" st="on"&gt;la Sabina&lt;/st1:personname&gt; attuale risultava divisa in una parte occidentale e meridionale appartenente allo Stato della Chiesa, ed in una orientale (Cicolano) appartenente al Regno di Napoli. Queste differenze furono talmente presenti nell’orizzonte culturale delle popolazioni da far sì che, senza creare divari macroscopici, rimangono tuttavia ancor oggi leggibili attraverso numerosi, piccoli indizi, dalle tipologie edilizie rurali alla fonetica dei dialetti. E, ovviamente, anche nella cucina. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Con l’istituzione delle province dopo l’Unità d’Italia, e con i successivi decreti che ne aggiunsero altre nel 1927, si venne a costituire una complessa geografia amministrativa, che oramai aveva dimenticato del tutto le identità culturali precedenti, tanto che quella delle province –e delle Regioni a partire dal 1970- può definirsi una storia delle identità negate, pur avendone affermate –ma artificiosamente- altre.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Bisogna quindi intendersi sul rapporto fra l’identità gastronomica di un territorio, e il nome che attribuiamo a quest’ultimo, dal momento che esso non è generato dalla percezione di quel carattere culturale (e nemmeno di altri), ma soltanto da una lunga storia di confini amministrativi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Torniamo agli esempi di prima: la cucina della Tuscia può assimilarsi in qualche modo a quella della Sabina, e questa a quella della Ciociaria? L’area fra il Lago di Bolsena, i Monti della Tolfa (Orbetello) e &lt;st1:personname productid="la Maremma" st="on"&gt;la Maremma&lt;/st1:personname&gt; ha un territorio talmente diverso da quello delle colline della bassa Sabina o dalle aspre montagne dell’Amatriciano o del Cicolano, da impedire che, se pure gli altri caratteri culturali e storici fossero stati uguali, si sarebbe elaborata una cultura gastronomica simile. Basti pensare alla Fiorentina, che in realtà proviene proprio dalle paludi della Maremma (era il pasto dei bovari), e l’Amatriciana –forse originariamente senza pomodoro-. L’incredibile diversificazione del territorio italiano comporta che ogni unità minima (a sua volta, comunque, un’astrazione) possieda una sua specificità, e questo è ciò che ci rende davvero ricchi agli occhi del mondo; ciascun territorio, quindi, ha terreni diversi, diverse storie, tradizioni colturali e zootecniche, “giacimenti gastronomici”, come li si chiama oggi, ancora una volta non potendo far a meno di una designazione geografica. I fattori materiali, a partire appunto dalla natura del suolo, della distribuzione delle acque e dei microclimi, insieme ai fattori culturali delle aree vicine con cui esistono fitti scambi, determina l’insieme di quel patrimonio straordinario di tradizioni gastronomiche che caratterizza il nostro Paese. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Parlare di cucina campana o lombarda, quindi, è ridicolo, giacché fra Paestum e il Vallo di Diano si ripercuote tutta la differenza esistente fra &lt;st1:personname productid="la Campania" st="on"&gt;la Campania&lt;/st1:personname&gt; stessa e &lt;st1:personname productid="la Lucania" st="on"&gt;la Lucania&lt;/st1:personname&gt;; la cucina della bassa lombarda non può essere in alcun modo ricondotta a quella delle sue valli alpine, e così via. Se se ne parla, è perché, da un po’ di tempo a questa parte, l’esplosione del turismo gastronomico ha portato operatori culturali (sic!), cuochi, giornalisti e politici a forzare le maglie di identità territoriali già fortemente nebulose adattandole ai confini regionali; una semplificazione che ha tutto il puzzo di un prodotto di marketing. E giacché si parla oggi di marketing territoriale, quale più facile via si può immaginare per solleticare l’appetito turistico di questo colossale falso storico? Così le fuorvianti etichette si diffondono in ogni dove, entrano nel linguaggio quotidiano e nei menu degli chef, e non presentano più, oramai, un fondamentale aspetto della cultura umana, ma soltanto un’idea di territorio tagliata sulla misura dei miti di crescita e di post-terziarizzazione delle classi politiche. Gran parte delle ricchezze prodotte nel comparto gastronomico è in realtà nient’altro che fumo. Fortunatamente non tutti si sono allineati a quest’ideologia, da SlowFood a numerosi chef che fanno una ricerca vera sulla cucina locale, liberi da condizionamenti, a gruppi, associazioni e riviste. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Di conseguenza, Yogurt si asterrà dalle facili etichette delle cucine regionali, e preferirà analizzare di volta in volta territori tendenzialmente omogenei dal punto di vista gastronomico, cui, per comodità, daremo –è destino- nomi geografici, e, più in generale, il nome di &lt;b style=""&gt;cucine territoriali&lt;/b&gt;. Ma non è neanche questo ciò che dovremmo fare.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;In realtà abbiamo bisogno non di discutere le identità fra le cucine di vari luoghi, ma di concentrarci sulle differenze.&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Francesco "Chicco" Panzetti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3472800434436142342-8441595051781139159?l=yogurtzine.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://yogurtzine.blogspot.com/feeds/8441595051781139159/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3472800434436142342&amp;postID=8441595051781139159' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/8441595051781139159'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3472800434436142342/posts/default/8441595051781139159'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://yogurtzine.blogspot.com/2007/09/cucine-regionali-una-mitologia-moderna.html' title='Cucine regionali: una mitologia moderna'/><author><name>Yogurtzine</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16967335818074536765</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
