venerdì 9 novembre 2007
Due minuti per Greenpeace, due petizioni per l'ambiente
Un minuto del tuo tempo per difendere l'Europa dagli Ogm
Ciao,
Prima di tutto mi scuso per il "bombardamento di email" di queste settimane, ma questa è una comunicazione davvero urgente. E il tuo aiuto è fondamentale.
Lo scorso 25 ottobre il Commissario europeo per l'Ambiente Stavros Dimas ha sfidato le aziende dell'agro-business rifiutando di autorizzare la coltivazione di due varietà di mais Ogm. La pressione delle aziende del settore è tuttavia molto forte e questa coraggiosa decisione a tutela dell'ambiente e dei consumatori rischia di essere ribaltata dalla Commissione Europea.
La Commissione si riunirà nei prossimi giorni. Dobbiamo tutti insieme sostenere la posizione espressa da Dimas e far capire, con chiarezza, che siamo contrari agli Ogm.
Scrivi al Presidente della Commissione Manuel Barroso e ai Commissari Dimas, Kyprianou, Fischer-Boel e Frattini. E chiedi di bloccare la coltivazione di Ogm in Europa!
http://www.greenpeace.it/ogm/dimas
Ti ricordo inoltre che, in questo periodo, è attiva un'altra cyberazione a livello italiano per chiedere alla grande distribuzione - Coop, Auchan ed Esselunga – di eliminare dagli scaffali le lampadine incandescenti, sprecone e nemiche del clima. Dopo 10 giorni siamo a più di 3000 email inviate. Ma dobbiamo fare molto di più. Partecipa adesso!
http://www.greenpeace.it/incandescenti/scrivi.php
Fai girare questa email tra i tuoi amici o colleghi!
Se vuoi sostenere adesso, con carta di credito, Greenpeace premi qui
Per informazioni sulle altre modalità di donazione premi qui
Grazie di tutto e a presto
Marcello Colacino
Webmaster Greenpeace Italia
mercoledì 7 novembre 2007
Troppa carne, le mucche inquinano più delle macchine.
(Fonte: GreenPlanet)
La notizia fa parte di uno studio dal titolo "Cibo, allevamenti, energia, cambiamenti climatici e salute" apparso su Lancet del 13 settembre, una prestigiosa rivista scientifica internazionale.
Non pensiamo alle bistecche che cuciniamo nelle nostre case: di quelle abbiamo bisogno. Pensiamo a quanta carne viene prodotta per confezionare alimenti industriali precotti di cui non abbiamo nessun bisogno; a quanta ne rimane invenduta ogni giorno nella grande distribuzione; a quanta se ne spreca per il cibo industriale per cani e gatti; a quanti hamburger sfornano quotidianamente i fast-food di tutto il mondo, e specialmente lì dove non ci sono più tradizioni gastronomiche. E' evidente che c'è un problema di iperconsumo carneo perché c'è un problema di iperproduzione, al quale le industrie pongono rimedio stimolando i nostri gusti e le nostre abitudini alimentari fino a snaturarle. Non siamo noi ad aver bisogno di carne tutti i giorni, ma gli allevatori ad aver bisogno di venderla sempre. Troppa carne significa anche malattie, quindi costi sociali, aumento della pressione fiscale, sovraccarico per le strutture sanitarie -o, dove non c'è Stato sociale, spese ingenti a carico delle famiglie, impoverimenti, indebitamenti-.
VOTA PER RENDERE L'EUROPA LIBERA DAGLI OGM!
domenica 4 novembre 2007
Cosa dice un seme di soia ad un seme di mais?
venerdì 2 novembre 2007
Scontro a fuoco fra attivisti sentierra brasiliani e la Syngenta
La stessa notizia del post precedente, dedicato alla Syngenta, è stata data anche dall’International Herald Tribune. Riportiamo l'articolo per intero, dato il suo carattere documentariale
Due persone sono state uccise in occasione di uno scontro a fuoco: degli attivisti sono stati affrontati da uomini armati allorché i primi hanno invaso un’azienda agricola di proprietà svizzera che è stata un punto caldo nel dibattito sulle colture biotecnologiche, le concessioni relative e la società. Una guardia di sicurezza ed un attivista sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco domenica nell’azienda agricola di proprietà della Syngenta AG, una società multinazionale con un prevalente interesse sui semi geneticamente modificati. L’agenzia di stampa Agencia Brasil ha dichiarato che sono stati feriti quattro attivisti e altrettante guardie di sicurezza. I dettagli sullo scontro erano ancora poco chiari, ma il governo dello stato di Paranà ha dichiarato che sono state arrestate sette guardie, ipotizzando possibili imputazioni per omicidio. Come ha precisato il governo dello stato, la polizia il lunedì seguente era ancora all’esterno dell’azienda agricola per prevenire ulteriori episodi di violenza, mentre, come ha dichiarato il Movimento di Lavoratori Senzaterra (MST), gli attivisti –inclusi i membri dell’MST e il gruppo di Via Campesina- avevano sparato dei fuochi d’artificio al momento di entrare nella fattoria, e più tardi è arrivato un pullman con delle persone armate.
Ne sarebbe conseguito uno scontro a fuoco, sebbene –lo ha detto il portavoce della company svizzera Medard Schoenmaeckers- il contratto della Syngenta con la sua società di sicurezza richiedesse alle guardie di essere disarmate. Questi ha descritto l’episodio come “uno scontro davvero drammatico e violento, dal quale abbiamo capito che vi sono stati dei ferimenti mortali”. Mentre il governo nazionale brasiliano consente l’uso di semi geneticamente modificati per alcune colture, il governo dello stato di Paranà ha recentemente messo al bando il mais OGM e ha provato ripetutamente a far cessare le attività agricole della Syngenta. La portavoce del Movimento dei Lavoratori Senzaterra, Maria Mello, ha affermato che l’invasione nella Syngenta è stata parte di un’offensiva per colpire “le multinazionali nel settore dell’agribusiness la cui presenza in Brasile allontana nel tempo la rapida attuazione della riforma agraria”. Il gruppo intende anche “porre fine agli effetti nocivi dei prodotti geneticamente modificati e all’aumento della loro presenza in Brasile”, ha detto la Mello.
Il gruppo di sentierra, una forza politica consolidata in Brasile, fa uso dell’invasione delle proprietà private per pressare il governo affinché distribuisca le terre ai poveri. Via Campesina afferma di rappresentare i contadini poveri e le comunità indigene in 56 nazioni. Circa 300 attivisti avevano invaso la prima volta l’azienda agricola nel marzo 2006, abbattendo i cancelli e piantando tende per pubblicizzare il loro messaggio, secondo il quale la ricerca ivi effettuata sulla soia e sul mais OGM è illegale. Rimasero sul posto fino a luglio, quando la Syngenta vinse un ricorso per espellerli. “La società –ha dichiarato Schoenmackers- non ha mai fatto nulla di sbagliato o di illegale in Brasile”, ed è ancora in corso una decisione sul futuro della fattoria. Ha aggiunto che non vi erano dipendenti della Syngenta nel momento in cui si è verificato lo scontro.
La Syngenta è stata creata nel 2000 quando la Novartis AG e l’AstraZeneca PLC hanno fuso i loro agribusiness. Il sito web della società afferma che il 60% del mais e della soia da loro coltivati ha dei tratti genici modificati.
Lo scontro presso la fattoria della Syngenta è avvenuto proprio nei giorni seguenti ad un blocco ferroviario imposto da almeno 1’000 attivisti dell’MST, una tratta che viene usata per esportare ferro grezzo da un grande complesso minerario. Il blocco ha costretto la Companhia Vale do Rio Doca SA a rinunciare a carichi su nave per circa 250'000 tonnellate di ferro grezzo dall’Amazzonia ai porti dell’Atlantico, da dove sarebbero state imbarcate per tutto il mondo. Gli attivisti hanno rimosso il blocco ferroviario dopo che le autorità federali hanno acconsentito ad incontrarli questa settimana per discutere delle loro richieste, che vanno da una più celere riforma agraria ai lavori pubblici.
(Fonte: International Herald Tribune – da agenzia Associated Press)
giovedì 1 novembre 2007
La Syngenta si sporca le mani in Brasile
Il 21 ottobe scorso, a Paranà, in Brasile, un gruppo di guardie armate assoldate con un contratto per conto della Syngenta, un'industria transnazionale svizzera che produce colture e semi geneticamente modificati, ha invaso l'accampamento di Tierra Libre, appartenente al Movimento Brasiliano dei Lavoratori Senzaterra (MST), che è affiliato a Via Campesina. Gli uomini armati sono penetrati all'interno e hanno sparato uccidendo Valmir Mota de Oliveira, noto anche come Keno, un capo dell'MST, hanno ferito numerose altre persone, e hanno minacciato di morte gli altri lavoratori della terra presenti nel campo.
Fin quando dovremo sopportare questi atti violenti perpetrati contro persone povere e indifese in nome del profitto economico?
Il coordinamento ora chiede di unire le forze per protestare contro gli uffici della Syngenta in tutti i Paesi nei quali essa sia presente, l'espropriazione delle terre attualmente utilizzate dalla Syngenta, l'espulsione della stessa dal Brasile, e la garanzia che il governo brasiliano assicuri l'incolumità fisica dei contadini minacciati con le armi.
Per approfondire: sito ufficiale della Syngenta; la notizia come riportata dall'International Herald Tribune (ce ne occuperemo subito in un approfondimento); un articolo sulla distribuzione illegale di un seme di mais negli USA, con le scuse ufficiali della Syngenta (qui un approfondimento sulla stessa notizia); un altro articolo in cui si parla di esperimenti illegali da parte della dita svizzera proprio nel sud del Brasile.
Il comunicato stampa è ora anche su Via Campesina.
domenica 28 ottobre 2007
Il futuro passa per il Farmer's Markets
E' indubbiamente bello poter mangiare i pregiati formaggi alpini o una fetta di un formaggio olandese, così come è bello che nel mondo si possa comprare la pasta italiana, che è l'unica decente; ma il raggiungimento di quest'apparente forma di giustizia del mercato nasconde alcune gravi conseguenze. La prima è che un bene alimentare nato nella tradizione gastronomica di un luogo, per essere esportato, deve aumentare la propria produzione a livelli industriali tali da sopportare le richieste di un mercato via via sempre più ampio, conformemente alla legge della crescita. Questo lo porterà inevitabilmente ad uno scadimento della qualità, giacché alle tecniche artigianali si sostituiranno i criteri di convenienza e di compromesso tipici dell'industria alimentare, che ne sviliranno la genuinità in nome della trasportabilità a lungo raggio, della conservabilità e dell'omologazione dei gusti. La seconda conseguenza è che sul prezzo del prodotto incideranno sempre di più i costi di trasporto ed eventuali dazi doganali, ovvero che i trasporti aumenteranno di volume immettendo nell'aria enormi quantità di polveri sottili (i camion vanno a diesel e non sono affatto ecologici...), intasando le strade e incrementando quindi anche il rischio di incidenti; tra l'altro, maggiore è il raggio di esportazione, più passaggi ci sono: questo porta ad un impoverimento dei produttori a tutto vantaggio degli intermediari. La terza è che il prodotto e il territorio perderanno il loro rapporto esclusivo, intimo: un rapporto storicamente determinato, che quindi è studiabile con criteri di ricerca scientifici, ma che significa anche possibilità di sviluppo di un turismo legato al cibo.
Per questo bisognerebbe ricreare un legame saldo fra i produttori e i consumatori, che privilegiasse il rapporto diretto e fiduciario tipico delle produzioni artigianali (anche se molte produzioni saranno nel frattempo passate alla dimensione della piccola industria), la stagionalità e la tipicità delle materie prime di un luogo. Tutto questo si chiama farmer's market, letteralmente, dall'inglese, "mercato del fattore". Il farmer's market è un'idea sorta negli Stati Uniti, che in alcuni Paesi europei è già una realtà diffusa, mentre da noi -ovviamente- è ancora un miraggio. Però qualcosa comincia a muoversi.
A Monselice (PD) è stata inaugurata venerdì scorso la sede del Consorzio "Agrimons", un ottimo esempio italiano di farmer's market nato dall'impegno di una trentina di aziende; presenti -oltre il presidente del consorzio Mauro Bertin- il Ministro per le politiche agricole Paolo De Castro, il presidente di Coldiretti Padova Marco Calaon, il direttore Walter Luchetta, l'assessore al commercio del Comune di Monselice Bruno Cama e l'assessore provinciale all'agricoltura Luciano Salvò.
I farmer's markets sono stati istituiti per legge con la Finanziaria 2006. Quel che ora bisogna aspettarsi ragionevolmente è un impulso all'iniziativa, la quale, senza sottrarre grosse quote di mercato alla concorrenza, permetterebbe però di creare un mercato locale equo, abbassando i costi al consumatore ma aumentando i guadagni al produttore. Attualmente, per inquadrare normativamente i farmer's markets, è in corso da parte del Governo un accordo con l'ANCI (Ass. Naz. Comuni Italiani). Comprare locale, specialmente se si può farlo direttamente dai produttori, significa sapere ciò che si mangia. Inoltre, è un'iniziativa etica e responsabile che riporta il commercio nel solco di una giustizia sociale dalla quale troppo spesso anche l'industria alimentare si allontana.
(Fonte: GreenPlanet)
Per approfondire:
www.farmersmarket.it, il portale italiano dei farmer's markets
Per rendersi conto dell'ampiezza del fenomeno negli Stati Uniti: qui e qui
Per un caso italiano a Taranto leggi qui, qui (raccontata da Cremona), qui e qui (in PDF, con interessanti approfondimenti sul caso tarantino)