La Cicerchia (Lathyrus sativus) è una leguminosa da granella che ha la caratteristica di produrre semi anche in condizioni ambientali difficili, nelle quali nessuna altra pianta commestibile sopravviven e tanto meno, fiorisce.
In epoca storica la cicerchia era diffusa in tutta l’area mediterranea, Italia peninsulare compresa, e nell’Italia del Cinquecento e del Seicento compariva anche sulle tavole dei Grandi, come risulta dalle citazioni in importanti testi gastronomici.
Bene, questa di per se potrebbe non essere una cosa molto interessante, e allora perché la sto raccontando? Perché c’è un inghippo: Il mangiare cicerchie in abbondanza o per periodi prolungati può provocare un’intossicazione con disturbi neurologici agli arti inferiori, dapprima funzionali e reversibili, che se non curati possono arrivare alla paralisi spastica degli arti inferiori con l’impossibilità di deambulare!
Solo negli anni Ottanta dell’Ottocento alcuni medici napoletani collegarono casi di paralisi al consumo di cicerchie e per sottolineare questo rapporto venne coniato il termine latirismo, attualmente spesso sostituito da latiriasi, entrambi derivati da lathyrus, il nome latino della cicerchia, per ribadire il nesso causale fra quel cibo ed i disturbi. I casi osservati non riguardavano residenti in Napoli, ma soprattutto contadini abruzzesi.
Da studi eseguiti una ventina d’anni fa si è chiarita l’etiopatogenesi del latirismo. In pratica le cicerchie (cioè i granelli eduli) contengono una sostanza tossica resistente alla cottura, la beta-N-ossalilammino-L-alanina, indicata con l’acronimo BOAA, che è un amminoacido non facente parte delle proteine e che interferisce con i recettori neuronici per l’acido glutammico, provocando degenerazione delle vie corticospinali, con comparsa dapprima di disturbi funzionali e poi di paralisi spastica irreversibile degli arti inferiori
Nell’ultimo scorcio dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento il latirismo era una malattia riportata nei trattati anche se in maniera imprecisa. Poi negli anni Trenta vi furono dei progressi e adesso anche l’Enciclopedia Italiana (Treccani) menziona la cicerchia alla voce “Tossicologia”, tra gli avvelenamenti di origine alimentare da sostanze quasi costantemente tossiche, erroneamente usate come alimenti: es. pesci velenosi in modo permanente; funghi velenosi; semi di ricino; cicuta scambiata per prezzemolo; semi di mandorle amare o di pesche; semi di cicerchia che determinano il latirismo.
Dopo gli anni Cinquanta, invece, la malattia scomparve dai testi di medicina, non perché fosse stato dimostrato che le cicerchie erano ingiustamente accusate, ma perché oramai, essendo divenute un cibo molto raramente consumato in Italia, non si verificavano più intossicazioni.
Purtroppo negli ultimi anni in Italia stiamo assistendo ad un ritorno della cicerchia in uno scenario di recupero di cibi tradizionali. Così la Regione Umbria ha inserito la cicerchia fra i prodotti agro-alimentari tradizionali. In Campania la sua popolarità e diffusione è dimostrata dalle frequenti citazioni sulla stampa quotidiana.
Con questo rinnovato interesse per la cicerchia ed il conseguente aumentato consumo è possibile che prima o poi anche in Italia si abbia la ricomparsa di qualche caso di latirismo, la cosa grave è che siamo del tutto impreparati a tale eventualità. Molti medici e molti laureati in agraria ignorano la tossicità della cicerchia, per non parlare della gente comune.
mercoledì 3 ottobre 2007
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12 commenti:
Grazie dell'informazione, precisa e corretta. Dovrebbero tutti essere così onesti e preoccupati per gli "altri" vista l'ignoranza sugli effetti del consumo di cicerchia. La moda del recupero di antichi cibi non è sempre buona cosa!
Grazie ancora. Carla da Bologna
Ho mangiato qualche giorno fa un bel piatto di cicerchie cucinato da mia madre. ce li hanno portati amici da un loro viaggio di vacanza. io abito in sicilia e qui non si trovano normalmente nei negozi. Non ho capito però se il mangiarne in maniera saltuaria e non in abbondanza è pericoloso. e se così fosse perchè ne è permessa la vendita. Bartolo
no es venenosa si se come cocida y se bota el agua en que fué remojada.
Lascio questo mio commento, solo perchè proprio oggi in televione ho visto un programma dove si indicava che nei paesi di forte consumo di questo alimento le persone avevano un ciclo di vita più lungo. Perplesso per la sua tossicità, forse la cosa dovrebbe essere meglio affrontata. Benito
Anche l'alloro contiene arsenico.
Un po' di buon senso e la considerazione delle dosi non guasterebbe quando si fanno simili affermazioni.
tengo per buono il consiglio di buttare l'acqua di ammollo. Mia suocera consigliava anche un ulteriore lavaggio prima della cottura.
segnalo però che ho rilevato un effetto ipoglicemizzante della cicerchia, in questo parente affine dei lupini. Non solo "vox populi", ma anche risultato di test scientifici eseguiti in Polonia nell'ambito di un progetto europeo.
Oggi li ho cucinati e mangiati .Io credo che un consumo modesto non arrechi danni ,l'unica cosa da fare é tenere questi legumi a bagno per almeno 2 giorni cambiando l'acqua almeno 2 volte e farli cuocere insieme a un ramoscello di rosmariro e un cucchiaino di semi di finocchio per almeno 2 ore ....Di rimando a chi crea allarmismi ,rispondo che tutto possa fare male se ingerito costantemente ...vedi la pericolosità di alcuni tipo di funghi ,che molti consumano in modo spavaldo che alla lunga possono portare ad avere dei danni al fegato,reni,cuore,muscoli in modo irreversibile .
io mi domando se questa tossicità si può trovare anche in altri legumi, come ad esempio i ceci
grazie
Grazie dell'info! io ci credo! L1ho appena comprata, ne mangerò pochissima, giusto un assaggio perchè sono curiosa, ne ho sentito sempre parlare da mio marito, (entroterra salernitano) ma non ho mai avuto occasione di provarla... Non resisto...
mah... mi sembra giusto d parte tua informare se credi corrette le tue informazioni, ma d'altra parte vi erano condizioni nella coltivazione di allora che probabilmente non vi sono più. E' vero che contiene una sostanza che può dare problemi al sistema nervoso, ma non bisogna nemmeno essere allarmisti, perchè oggi la cicerchia non è un prodotto così a buon mercato, tale da diventare alimento fisso sulla tavola del cittadino più disagiato. Insomma, non credo proprio che vi sia alcun tipo di pericolo. Inoltre contiene sostanze buonissime e sane.
Poi nel Seicento, così come pure più avanti, si ebbero problemi anche con la segale cornuta, affetta cioè da una malattia che la rendeva potentemente allucinogena. Magari anche alla cicerchia successe così...
anche mangiando solo polenta ci si beccava lo scorbuto ;)
Per non parlare dell'avvelenamento da acqua.
A.
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