sabato 6 ottobre 2007
Da martedì 5 contadini sardi praticano lo sciopero della fame
Così iniziano i guai per 5'000 contadini sardi, che, non avendo disponibilità economiche sufficienti, sono costretti a dichiararsi insolventi o falliti.
La storia di alcuni di loro (quelli che stanno facendo lo sciopero della fame) qui, qui invece più dettagli sulla storia della 44/88, e qui maggiori dettagli sulla loro protesta e la lettera-appello dei contadini.
Mi pare di poterne trarre una sola conclusione: i politici che, per inadempimenti amministrativi, provocano danni a cittadini terzi dovrebbero almeno essere sottoposti ad un processo. Immediatamente. Ignorantia legis non excusat.
mercoledì 3 ottobre 2007
Cicerchia: deliziosa o velenosa?
In epoca storica la cicerchia era diffusa in tutta l’area mediterranea, Italia peninsulare compresa, e nell’Italia del Cinquecento e del Seicento compariva anche sulle tavole dei Grandi, come risulta dalle citazioni in importanti testi gastronomici.
Bene, questa di per se potrebbe non essere una cosa molto interessante, e allora perché la sto raccontando? Perché c’è un inghippo: Il mangiare cicerchie in abbondanza o per periodi prolungati può provocare un’intossicazione con disturbi neurologici agli arti inferiori, dapprima funzionali e reversibili, che se non curati possono arrivare alla paralisi spastica degli arti inferiori con l’impossibilità di deambulare!
Solo negli anni Ottanta dell’Ottocento alcuni medici napoletani collegarono casi di paralisi al consumo di cicerchie e per sottolineare questo rapporto venne coniato il termine latirismo, attualmente spesso sostituito da latiriasi, entrambi derivati da lathyrus, il nome latino della cicerchia, per ribadire il nesso causale fra quel cibo ed i disturbi. I casi osservati non riguardavano residenti in Napoli, ma soprattutto contadini abruzzesi.
Da studi eseguiti una ventina d’anni fa si è chiarita l’etiopatogenesi del latirismo. In pratica le cicerchie (cioè i granelli eduli) contengono una sostanza tossica resistente alla cottura, la beta-N-ossalilammino-L-alanina, indicata con l’acronimo BOAA, che è un amminoacido non facente parte delle proteine e che interferisce con i recettori neuronici per l’acido glutammico, provocando degenerazione delle vie corticospinali, con comparsa dapprima di disturbi funzionali e poi di paralisi spastica irreversibile degli arti inferiori
Nell’ultimo scorcio dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento il latirismo era una malattia riportata nei trattati anche se in maniera imprecisa. Poi negli anni Trenta vi furono dei progressi e adesso anche l’Enciclopedia Italiana (Treccani) menziona la cicerchia alla voce “Tossicologia”, tra gli avvelenamenti di origine alimentare da sostanze quasi costantemente tossiche, erroneamente usate come alimenti: es. pesci velenosi in modo permanente; funghi velenosi; semi di ricino; cicuta scambiata per prezzemolo; semi di mandorle amare o di pesche; semi di cicerchia che determinano il latirismo.
Dopo gli anni Cinquanta, invece, la malattia scomparve dai testi di medicina, non perché fosse stato dimostrato che le cicerchie erano ingiustamente accusate, ma perché oramai, essendo divenute un cibo molto raramente consumato in Italia, non si verificavano più intossicazioni.
Purtroppo negli ultimi anni in Italia stiamo assistendo ad un ritorno della cicerchia in uno scenario di recupero di cibi tradizionali. Così la Regione Umbria ha inserito la cicerchia fra i prodotti agro-alimentari tradizionali. In Campania la sua popolarità e diffusione è dimostrata dalle frequenti citazioni sulla stampa quotidiana.
Con questo rinnovato interesse per la cicerchia ed il conseguente aumentato consumo è possibile che prima o poi anche in Italia si abbia la ricomparsa di qualche caso di latirismo, la cosa grave è che siamo del tutto impreparati a tale eventualità. Molti medici e molti laureati in agraria ignorano la tossicità della cicerchia, per non parlare della gente comune.
mercoledì 26 settembre 2007
La vita agra...
"Voi avete sentito la presenza o l'assenza del burro con le orecchie anziché col palato. I biscotti erano perfettamente uguali! E' su questo principio fondamentale che dovete basare il vostro lavoro futuro. Il pubblico i sapori li deve sentire con la vista, con l'udito, col tatto. Il palato non serve. Non serve il vero burro, il vero grasso, non serve l'uva nel vino. Le sostanze naturali, nell'industria moderna, sono destinate a scomparire. L'importante è che non scompaia nella mente dell'uomo moderno il desiderio di consumare vero vino, vero burro, vero latte. E questo principio vale per tutta la produzione, non solo per quella alimentare".
Da "La vita agra", di Carlo Lizzani (1964) - dall'omonimo romanzo di Luciano Bianciardi (1962)
Per approfondire:
Fondazione Luciano Bianciardi
Luciano Bianciardi, la missione dell'anarchico
Per Luciano Bianciardi, scrittore ed eroe
Una vita agra - biografia di Luciano Bianciardi
Luciano Bianciardi (da www.ilpopolodelblues.com)
giovedì 20 settembre 2007
Perché YogurtZine. Una presentazione in poche forchettate
Che cosa centra YOGURTzine con tutto questo? Noi vorremmo parlare di cibo. Di cosa c'è dentro, di cosa c'è prima e dopo, del cibo come nutrimento ma anche come elaborazione culturale e specchio dei mutamenti e della complessità delle società umane. Del cibo e dell’economia, tra processi di produzione, trasformazione e distribuzione…un’economia equa o selvaggia? Quali e quanti i danni inflitti all’uomo ed all’ambiente per mantenere (troppo) ben pasciuta una piccola parte dell’umanità? Le tematiche del cibo incrociano quelle del Diritto, dall’impoverimento dei paesi in via di sviluppo alle dinamiche migratorie alle questioni ecologiche, dalla desertificazione all’emergenza climatica alla carenza di risorse idriche, e ciò implica per tutti noi un irrinunciabile ed irrimandabile imperativo etico.
Il cibo ha, d’altra parte, un ruolo importante nel nostro immaginario: cinema, televisione, fotografia, letteratura, raccontano un certo modo, o meglio molti diversi modi di mangiare, come icona del buon vivere, del vivere con gusto e/o del viver sani…ma fino a che punto è vero lo si può scoprire solo guardando con attenzione nel piatto prelibato, o presunto tale, che ci troviamo davanti.
In fin dei conti, perciò, non è poi così pazzesco se, raccontando la storia dell’amatriciana, si finisca a parlare tanto di sapori, profumi e calorie quanto di diritti, di ambiente o di ineguaglianza sociale: il cibo non è solo una faccenda di gusto e di creatività, ma una porta verso il mondo dell’uomo, con le sue bellezze e i suoi orrori.
Non è vero che il mondo va sempre peggio. È vero solo che il male è più rumoroso; ma il buono, dalla sua, ha di essere contagioso.
Buona lettura.
martedì 18 settembre 2007
Pellone, o il re della pizza
Quando ho visto il risultato del nostro sondaggio sulla migliore pizza fritta a Napoli, non sono rimasto per nulla sorpreso del risultato. La pizzeria "Pellone" ha stravinto conquistato oltre il 50% delle preferenze, battendo anche "Dal presidente", celebre per la sua pizza con i cicoli. Si piazza male "Da Michele" a Forcella, segno di un decadimento ormai cominciato da qualche tempo."Pellone" non è una pizzeria come le altre, è un'altra cosa. Chi ha degustato la pizza fritta, ma anche la semplice Margherita, non riuscirà ad apprezzare ugualmente un'altra pizza. Sarebbe davvero difficile descrivere con le sole parole il capolavoro di arte culinaria che quotidianamente esce dai forni di "Pellone".
Potrei parlare degli ingredienti di prima qualità, come la pasta, l'olio e la mozzarella di bufala.
Potrei parlare delle dimensioni della pizza, che spesso ti obbligano a dire "Basta!", poichè la pizza, come si dice a Napoli, è "'a rota 'e carretta" (ovvero "a ruota di carro").
Potrei parlare della gentilezza e dell'onesta di camerieri e pizzaiolo, che ti servono velocemente e non spacciano la mozzarella normale per quella di bufala (come, purtroppo, fanno molti altri).
Potrei anche lodare le qualità della frittura che si può acquistare mentre si aspetta il tavolo, anche quella probabilmente la migliore all'ombra del Vesuvio.
Ma non vi dirò nulla oltre a ciò che è stato scritto sinora. Perchè la qualità della pizza di "Pellone", a tratti taumaturgiche, si possono apprezzare davvero solo recandosi a Via Nazionale a Napoli. Cosa state ancora aspettando?
sabato 15 settembre 2007
La mattonella all'arancia
Ingredienti:
2 tuorli d'uovo; 8 mandarini o 4 arance; 20 gr di zucchero a velo; un Pan di Spagna o un plum cake vecchio di un paio di giorni; due cucchiai colmi di uva sultanina; 200 gr di cioccolato fondente; biscotti secchi; un bicchierino di amaretto di Saronno.
martedì 11 settembre 2007
A volo d'uccello... Puglia, una regione di pietra
Probabilmente, non c’è una regione che, più della Puglia, sia ricordata per le caratteristiche del suo territorio e della sua storia agraria: le Murge e il Tavoliere riescono a penetrare nell’occhio del viaggiatore forse con ancora maggior evidenza delle Dolomiti o delle Alpi lombarde, si rimane spiazzati dalla piattezza del paesaggio e dalla pietrosità implacabile di una pianura dura da mordere con gli aratri e le zappe. Questo paesaggio, in realtà, ha ben poco di naturale, essendo quasi per intero il frutto della faticosissima e secolare opera dell’uomo, che ha guadagnato all’agricoltura circa l’80% degli spazi, ha bonificato grandi estensioni di pianure paludose, ha creato le saline di Margherita di Savoia portando l’acqua marina sulla terra, ha cancellato quasi del tutto gli antichi querceti sostituendoli però con le colture arboree (specialmente con l’ulivo) che oggi sono il nuovo segno emblematico del paesaggio di questa regione.
Trulli
Le scelte attuate dagli uomini per lo sfruttamento del territorio, insieme ai vincoli che il terreno pone al loro lavoro, determina i modi in cui si declinano le forme e gli spazi abitativi e l’Italia è uno straordinario caleidoscopio delle soluzioni dello stare insieme, dalle case a corte della Bassa lombarda e piemontese ai villaggi delle valli alpine, dai borghi dei pescatori fra le aguzze rocce della Liguria e della Campania alle fattorie e cascine dell’Appennino tosco-umbro-marchigiano, e alle masserie dell’Appennino meridionale.
Castel del Monte
Il Foggiano era una landa desolata, per duemila anni almeno regno incontrastato del pascolo: gli armenti giungevano qui dopo aver percorso centinaia di km sulle reti tratturali che dalla Sabina e dall’Abruzzo, attraverso il Molise, giungevano nelle piane della Capitanata; milioni di ovini brucavano rendendo sterile il suolo ma arricchendo le popolazioni di prodotti caseari e di lana. I tratturi, tuttavia, furono soppressi dalla cieca politica economica postunitaria, e così il territorio ha gradualmente mutato forma, fino a diventare nel primo ‘900 un enorme granaio, principe delle colture il grano Senatore Cappelli ed altre varietà del prezioso cereale messe a punto da Nazareno Strampelli.
La geologia condiziona l’uomo in ogni sua attività e quindi è importante osservare come la Puglia si articoli per lo più in gradinate che scendono progressivamente verso il mare: il primo gradino è quello delle Murge (750 - 350 m s.l.m.), dominio del pascolo, con un’agricoltura estensiva e poco diversificata ed una densità di appena 2 ab./kmq. Fra i 350 e i 100 m s.l.m. si estende la Premurgia, regno incontrastato dell’ulivo, del mandorlo e della vite; anche qui l’uomo vive della campagna, ma non nella campagna. Infine, la cimosa pianeggiante che dalle Premurge giunge fino al mare gode dei terreni più fertili, dalla falda acquifera poco profonda che favorisce le intense colture orticole. Chiude il quadro il Salento, monotono, piatto, calcareo, carsico; eppure recentemente la pervicacia dell’uomo ha modellato il Salento popolandolo di olivi, viti e ampie distese di grano, mentre il modello insediamentale è esattamente l’opposto di quello delle Murge: una “frammentopoli” (A. Bissanti) fatta di piccoli «centri sonnacchiosi, tirati a calce, dal sapore vagamente orientale».
Bisceglie, dolmen
QaQuanto al Tarantino, si tratta di una Murgia costituita non da calcari ma da più teneri calcareniti, che ne mitigano l’asprezza anche all’occhio e rendono più facile il lavoro nei campi, pur senza cancellare la sensazione di aridità del paesaggio. L’allevamento è una grande risorsa e l’abbondanza di capi bovini ed equini ha favorito di certo la nascita del singolare fenomeno dei fornelli. È questo il regno delle lame (incisioni carsiche più dolci) e delle gravine (quelle più profonde). Non casualmente, è proprio a cavaliere delle gravine che sono sorti i maggiori centri della zona: Ginosa, Laterza, Massafra, Castellaneta e, in un paesaggio ancora in parte simile, la lucana Matera
Il fatto che la Puglia risulti così chiaramente “tagliata” in gradinate rocciose e dotata di territori dalla natura nettamente diversa, ha determinato storie economiche diverse ed una diversa cultura gastronomica; forse questo spiega anche il singolare fenomeno per cui, già a meno di 20 km dal mare, si può gustare una cucina esclusivamente di terra, centrata con mirabile freschezza e leggerezza sui sapori dell’orto.
Per questo articolo abbiamo usato:
Paola Sereno, Paesaggio come documento, in «Campagna e industria. I segni del lavoro», collana «Capire l’Italia», Touring Club Italiano, Milano 1981
Andrea Bissanti, La Puglia, in «I paesaggi umani», collana «Capire l’Italia», Touring Club Italiano, Milano 1977


